29/10/20
paese istituzioni

Renzi: "Il Dpcm crea tensioni ma non ferma il virus. Da Conte risposte populiste"

Sintesi dell'intervista di Annalisa Cuzzocrea, "la Repubblica", 29 ottobre 2020. 

È un'intervista a tutto tondo quella che oggi vede protagonista oggi Matteo Renzi, dalle colonne de "la Repubblica", a firma di Annalisa Cuzzocrea.

"Auspico che non si arrivi al lockdown, ma è più comprensibile un lockdown serio e spiegato bene come ha fatto Macron ieri sera che non procedere con decreti continui come fosse una telenovela. Facciamo un piano serio, anche duro se serve, ma un piano strategico da qui a sei mesi. Non decreti a getto continuo che scadono dopo sei giorni", ha spiegato il fondatore di Italia Viva, nell'intervista.

"Il virus - ha proseguito Renzi - è forte, ma non giriamoci intorno. La ripartenza della scuola da noi è fallita perché abbiamo pensato ai banchi a rotelle e non ad avere un punto medico in ogni istituto. Perché abbiamo esasperato i professori con regole burocratiche, ma non abbiamo fatto funzionare i trasporti".

Venendo alle recenti disposizioni, contenute nell'ultimo DPCM, Renzi ha ribadito che "il decreto è tecnicamente sbagliato perché non poggia su dati scientifici, ma sulle ansie di alcuni ministri preoccupati. È un decreto che non riduce il numero dei contagiati, ma aumenta il numero dei disoccupati. Fomenta le tensioni sociali di un Paese diviso tra garantiti e non, crea un doppio binario sui ristori economicamente insostenibile nel medio periodo".

Inoltre, ha sottolineato Renzi, "l’utilità del DPCM dal punto di vista sanitario è tutta da dimostrare, mentre è certo sia dannoso a livello economico e sociale", anche perché "tradisce una visione ottocentesca della cultura vista come mero divertimento di cui si può fare a meno e non come pilastro - anche economico - della nostra identità: preoccuparsi dei cinema e dei teatri senza aver fatto funzionare trasporti e tamponi è umiliante".

Renzi ha ribadito che "servono decisioni basate su valutazioni scientifiche e non su emozioni irrazionali. Dovremo convivere con il virus ancora per qualche mese: proprio per questo occorre organizzarsi in modo lucido, non con scelte improvvisate".

"Qui - ha proseguito Renzi - fanno tutti dirette Facebook, anche qualche presidente di Regione, ma poi i posti in terapia intensiva non sono cresciuti quanto necessario. E ci sono meno medici per colpa anche di quota 100. La gravità della pandemia impone serietà nelle risposte. Possiamo farcela e ce la faremo. Ma solo parlando il linguaggio della verità, non degli slogan".

A chi accusa Italia Viva di far "giochini politici", Renzi ha risposto sottolineando che si tratta di "un modo sbrigativo di rispondere alle critiche mi sembra più adatto a un populista che a un premier". "Che vuol dire giochini politici?  - ha proseguito Renzi - vorrei ricordare che senza i miei giochini politici di un anno fa oggi Conte farebbe il professore all’Università di Firenze e in queste ore si occuperebbe di come funziona la didattica online da Novoli, non di DPCM. Io faccio politica, non giochini. E suggerisco al premier di farsi aiutare dalla sua maggioranza anziché considerarsi depositario della verità. Vogliamo dare una mano, ma fare politica per noi non è una parolaccia, non siamo populisti noi".

Per quanto riguarda il MES, Renzi ha ricordato che "a metà 2021 il mondo ricomincerà a girare a mille: dovremo essere pronti. Per questo serve il Mes, per questo serve il Recovery Fund". "Ho chiesto un tavolo politico per gestire queste cose, non per avere un ministero in più. L’Italia ce la farà. Ma dobbiamo abbandonare la superficialità e il populismo. E mettere in campo la Politica, quella con la P maiuscola", ha concluso Renzi.

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa a questo indirizzo.