Intervista a Matteo Renzi per «La Repubblica Genova» del 05-07-2025
di Matteo Macor
«La nostra sfida sono le Politiche del 2027, io lavoro in funzione di quell’appuntamento». È su questo orizzonte, dall’Acquario di Genova, che Matteo Renzi oggi dall’assemblea nazionale di Italia Viva lancerà la sua chiamata sotto la “tenda riformista”, a rifare quel «centro del centrosinistra» senza il quale «non si può vincere».
Senatore, sarà un’assemblea di partito, o più l’inizio di un suo nuovo (ennesimo) rilancio politico?
«Servirà a ribadire ciò che diciamo da oltre un anno: se vogliamo che ci sia un’alternativa al governo Meloni non basta la sinistra-sinistra. Serve anche un centro, quella che chiamiamo tenda riformista».
E lancia la sfida a Genova.
«Abbiamo scelto Genova per tanti motivi. Ma il primo è che le ultime Regionali hanno dimostrato senza di noi si perde, mentre le ultime Comunali hanno detto con noi si vince. Chi non crede alla politica si arrenda alla matematica».
Punta “non per caso” Genova, dove Salis ha vinto con coalizione larga da centrista. Ma non pensa sia rischioso, darle della anti-Meloni? Ne avete già parlato con un certo slancio sia lei, sia Franceschini. Dobbiamo iniziare a preoccuparci?
«Lasciate che Salis faccia la sindaca, nessuno la tiri per la giacchetta. È una donna, capace, tosta, farà strada. Più che preoccuparvi dovete rallegrarvi di avere una sindaca capace. Chi come me l’ha invitata alla Leopolda anni fa non può che essere felice del suo cammino. Ora lasciamo che lavori bene a Genova perché una città così bella merita di tornare a navigare in mare aperto. La coalizione ha il dovere di seguirla. Sono certo farà bene».
Il progetto della tenda dei riformisti è chiaro, ma i tempi? «Abbiamo un governo che aumenta il debito pubblico e la pressione fiscale, lascia spiare i giornalisti, regala l’aereo di stato ai violentatori di bambine come il generale Al Masri. E dimentica il ceto medio, le famiglie, gli operai. Vogliamo continuare con questi altri cinque anni? O mandare La Russa o Lollobrigida al Quirinale nel 2029? Io penso la nostra sfida siano le Politiche 2027, lavoro su quello».
Chi aspetta, sotto la sua tenda ideale? Civici, sindaci, pure Azione?
«Tutti quelli che credono in quello che De Gasperi definiva “un centro che guarda a sinistra”. Siam distinti e distanti dal M5s o la sinistra radicale. Ma sappiamo che se vogliamo evitare un altro giro di Meloni e Salvini dobbiamo metterci insieme senza veti. Non accettiamo mettano veti su di noi, non li mettiamo noi. Meno che mai su Azione o altri con idee centriste».
E Italia Viva, che orizzonte ha?
«Italia Viva ha salvato il Paese dal governo Salvini, portato Draghi, creato le condizioni per il bis di Mattarella. Siam quelli che quando c’è un problema grave lo risolvono mentre gli altri lo commentano. Nel cantiere centrista noi saremo quelli che danno una mano: se facciamo lo stesso risultato del Terzo Polo nel 2022 questa destra pericolosa e inconcludente va a casa».
Però cinque anni fa la prima assemblea l’avete fatta tra la folla a Cinecittà, questa la fate in una sala dell’Acquario. Allora si parlava di doppia cifra, oggi non più..
«In realtà i numeri dell’assemblea sono gli stessi, e i partecipanti alla Leopolda crescono. Certo, allora c’era l’obiettivo di arrivare al 10 per cento. Ma lei non può fingere di dimenticare che subito dopo la partenza ci hanno aggredito con una campagna ad personam senza precedenti, che siamo stati indagati nove volte, ci hanno accusato di tutto e lo scandalo Open si è risolto con la nostra vittoria piena in Corte Costituzionale, Cassazione, al tribunale di Firenze. Volevano farci fuori e non ci sono riusciti».
Poteva fare più strada, Iv?
«Cinque anni fa speravo che le cose fossero diverse? Sì, se non fossimo stati aggrediti sarebbero state diverse. Ma sono comunque orgoglioso del cammino fatto. E il meglio deve ancora venire».
La Liguria ha fatto da anteprima alla scissione del 2017, pensa davvero si possa “pacificare” quello strappo nella città delle Primarie contestate del 2015?
«Nel 2015 rompendo contro Paita la sinistra radicale ha spianato la strada a Toti. Dieci anni dopo con Salis siamo tornati a vincere, stando insieme. Non c’è da pacificare nulla: c’è solo da ricordare. Divisi vince la destra, uniti vinciamo noi. Chi non lo capisce consegna il Colle a FdI».
Il governatore Bucci dice “passa da una parte all’altra, e nel baseball correndo tra una base e l’altra si finisce eliminati dal gioco”.
«Voglio bene a Bucci e non replico. Da civico, lo abbiamo aiutato. Ora che si è schierato, da pezzo integrante del centrodestra a disposizione di Meloni, non è più il Bucci di una volta. Però lo rassicuro: nel baseball il problema non è correre e restare nel mezzo, ma arrivare alla base. Ed è quello che faremo mandando a casa questo governo di incompetenti».
