30/03/20
parlamento economia coronavirus

Renzi: "Chi oggi mi insulta, domani cambierà idea: bisogna riaprire in sicurezza per non morire di fame"

Intervista di M. T. Meli, "Corriere della Sera", 30 marzo 2020.

Senatore Renzi, esperti e politici criticano la sua proposta di riapertura.
«Ho letto. E ho visto tanta ipocrisia. Io non ho chiesto di riaprire oggi, ma ad aprile. Ho chiesto però di pensare adesso a come riaprire. Perché se non ci pensiamo oggi arriviamo in ritardo all'appuntamento con l'emergenza economica almeno come siamo arrivati in ritardo sull'emergenza sanitaria».

Per lei governo e Protezione civile hanno sbagliato?
«Non tocca a me dire chi ha sbagliato. Certo: l'Italia è il Paese con più morti al mondo, qualcosa non ha funzionato. Ho proposto di fare, quando tutto sarà finito, una commissione di inchiesta per verificare le responsabilità. Perché su mascherine, respiratori, protocolli ci siamo mossi troppo tardi, è un dato di fatto. Ora però pensiamo a dare la protezione a medici e infermieri, in primis, e poi alle forze dell'ordine, alle cassiere, a chi fa le pulizie. Facciamo a tutti i tamponi. E pensiamo a come ripartire».

Per il suo amico Burioni riaprire è prematuro.
«Sono orgoglioso di essere amico di Burioni e di esserlo diventato quando i No-Vox lo minacciavano di morte. Erano i tempi dell'uno vale uno, del non facciamo parlare gli esperti, del "sul vaccino faccio come dice mio cugino". Oggi tutti ascoltiamo gli esperti e i No-Vax sono spariti, meglio così. E tuttavia il politico ha un compito diverso dal virologo: Burioni deve metterci in guardia sui rischi per la salute, noi dobbiamo iniziare a immaginare un mondo in cui conviveremo con il virus».

Ci sono diecimila morti...
«Il vaccino arriverà nel 2021 o nel 2022. C'è qualcuno che pensa che gli italiani possano restare a casa fino al 2021? Io no. Dobbiamo fare un piano per l'uscita. E per farlo bisogna moltiplicare i test: i tecnici ci dicono che è possibile che ci siano 5-10 milioni di italiani che hanno già contratto il Covid-19 senza sintomi. Se hanno sviluppato gli anticorpi, perché tenerli in casa? E anche chi non ha preso il virus può tornare a lavorare se la sua azienda rispetta le regole di sicurezza. Anche perché prima o poi dovremo farci una domanda: stare a casa mesi ha un costo enorme sociale ed economico. Chi paga?».

L'Italia è dura con la Ue.
«Benissimo la battaglia sugli eurobond, ma non basta. L'Europa ha già fatto i primi passi, sospendendo il patto di Stabilità e modificando la normativa sugli aiuti di Stato. E dobbiamo sapere che comunque pagheremo noi, aumentando il debito. O meglio: pagheranno i nostri figli. Quindi spendiamoli bene».

Anche Draghi dice di aumentare il debito.
«E io sono d'accordo. Ma bisogna spenderli bene, non buttarli via. C'è una cultura politica — anche nella maggioranza di governo — che immagina si possa affrontare questa emergenza estendendo il reddito di cittadinanza. E una visione assistenzialista miope. Dobbiamo dare una mano a chi non ce la fa, ma la misura sociale più giusta e più urgente è quella di riaprire le aziende per non licenziare i lavoratori. Se aumentiamo il debito per dare a tutti reddito di cittadinanza tra sei mesi avremo il debito al 200% del Pil, le aziende che licenziano e i fondi internazionali che ci mangiano le piccole e medie imprese. Non voglio morire di Covid-19, ma non voglio morire nemmeno di fame. Ecco perché bisogna iniziare a riaprire».

Il governo combatte per cambiare le regole europee.
«Io sogno gli Stati Uniti d'Europa e sono dalla parte di Gualtieri quando rifiuta la visione egoista di Paesi come l'Olanda. Però bisogna anche fare regole meno complicate in Italia. Per dare liquidità bisogna dare garanzie statali alle banche e dire che le banche finanzino imprese e partite Iva per una percentuale fissa del fatturato 2019. Non i ghirigori burocratici che portano questo Paese ad aver cambiato 5 modelli di autocertificazione. Abbiamo chiuso 60 milioni di italiani in casa da 3 settimane: possiamo chiudere la burocrazia nel ripostiglio per qualche mese?».

Si ipotizza un governo di unità nazionale con Draghi.
«Non tiriamo per la giacchetta Draghi».

Si aspettava tutte queste critiche?
«Ci sono abituato. Diciamo le cose come stanno: un politico deve prevedere, non può limitarsi a inseguire i sondaggi. Il commentatore può analizzare il presente e fotografarlo. Il politico deve prevedere il futuro e costruirlo. Io non voglio che si passi dalla pandemia alla carestia. E non ho paura di combattere per le mie idee, specie quando è in gioco il futuro economico del Paese. Posso essere impopolare ma non sarò mai ipocrita. E davanti alla crisi di questi giorni preferisco seguire la verità che il consenso».