Intervista a Raffaella Paita per «QN Quotidiano Nazionale» del 8-07-2026
di Veronica Passeri
Senatrice Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva a Palazzo Madama, alcune parlamentari, tra cui Elena Bonetti, si sono espresse contro le preferenze che, premiando «visibilità, reti personali e risorse economiche per costose campagne elettorali», vedrebbero svantaggiate le donne, la convince questa argomentazione?
«È sbagliata dal principio perché descrive le donne come incapaci di competere. Le preferenze semmai fanno il contrario, premiano il merito. Se guardo alla mia esperienza senza le preferenze non sarei qui: sono entrata in consiglio comunale nel 1997, a 22 anni, con le preferenze, e poi in consiglio regionale, prima eletta del centrosinistra nel 2010. Ci metta pure la corsa alle primarie contro Cofferati e le ultime Europee dove ho preso più di 15mila preferenze. Non avere paura di un confronto con gli elettori porterebbe ancora più donne in Parlamento»
C'è chi sostiene che le preferenze possano favorire voto di scambio e clientelismo, anche qui con effetti negativi sulla parità di genere...
«Se si parte così si arriva al paradosso di abolire la democrazia, allora. Perché si può dire lo stesso della legge di bilancio o di questioni territoriali che diventano oggetto di attenzioni nazionali. Per carità, le mele marce possono esserci in qualsiasi contesto, ma allora perché chi sostiene questa tesi non chiede di abolirle anche nei comuni e nelle Regioni?»
Fatto sta che la presenza femminile in politica resta sottorappresentata, come invertire la rotta?
«Con la doppia preferenza di genere. Certo non possiamo essere accusate noi di Italia viva, guidata da due donne e che ha espresso solo donne per gli incarichi di ministro, come peraltro Elena Bonetti avrà modo di ricordare, di non avere a cuore la questione di genere. Ma se vieni da una cultura democratica e liberale non puoi avere paura del merito e affidarti alla cooptazione»
Ci sono partiti, comunque, al cui interno è più difficile per una donna affermarsi. Bisogna pensare anche a queste situazioni, no?
«A maggior ragione la competizione aiuta. Anche perché è importante condurre battaglie interne ai partiti in questo senso. Poi è anche vero che l'appartenenza partitica la scegli: io non riuscirei mai a militare in una forza politica che non avesse un elemento di forte coinvolgimento delle donne. Italia Viva ha il colore rosa nel simbolo proprio perché il femminismo, quello vero, non di facciata, è nel nostro Dna, da noi le donne così come gli uomini hanno ruoli guadagnati con la competenza»
Vannacci si batte per le preferenze dicendo che, senza, in Parlamento sono state sistemate «mogli, amanti, amichette, igieniste, badanti...».
«Lui parla per provocare, noi facciamo politica. E riteniamo che riconnettere i cittadini con il Parlamento dopo anni di antipolitica sia un elemento importantissimo che dà un'iniezione di salute alla democrazia. La battaglia per le preferenze non ha nulla a che vedere con le offese gratuite e volgari di Vannacci»
In Aula continuerete a fare muro sulla nuova legge elettorale?
«Domani (oggi, ndr) saremo in tutte le piazze d'Italia e davanti ai supermercati per denunciare l'inaccettabile aumento del costo della vita: non dipende dal governo ma il governo non sta facendo nulla per evitarlo. Questo dovrebbe essere la priorità della premier, così come la sicurezza su cui parla ma non interviene, così come la produzione industriale e l'intelligenza artificiale su cui a causa della mancanza di visione del Governo rischiamo di restare indietro. Quanto alla legge di per sé, siamo contrari, è un fatto noto e la ostacoleremo in Parlamento con le altre opposizioni. Restando uniti come centro sinistra ostacoleremo la rincorsa verso i pieni poteri di Giorgia Meloni e le sue mire quirinalizie»
