Intervista a Raffaella Paita per «Il Secolo XIX» del 18-07-2026
di Emanuele Rossi
Senatrice Raffaella Paita, coordinatrice di Italia viva, finalmente c'è una sentenza per il crollo del Ponte Morandi che dice una cosa su tutte: non fu una fatalità e si poteva evitare.
Come accoglie questo verdetto?
«Con un senso di profondo rispetto per le famiglie delle vittime e gratitudine per l'immenso lavoro svolto dalla magistratura in una inchiesta incredibilmente complessa. Il crollo del ponte Morandi è stata una grande tragedia umana, un trauma nazionale che ha disvelato l'assoluta necessità che il sistema dei controlli venisse profondamente riformato»
Ci sono state osservazioni dal viceministro Rixi per la lunghezza del processo e per le pene comminate, i tempi della giustizia sono troppo lunghi?
«Ho letto incredula le affermazioni di Rixi. Ho atteso oggi per parlarne perché, di fronte ad una vicenda dolorosa come quella, che ha visto 43 persone perdere la vita nel crollo, sarebbe stato opportuno evitare paralleli imbarazzanti e polemiche assurde. Ma neppure questa volta il viceministro è riuscito ad essere all'altezza del ruolo che ricopre, e non vado oltre. Le pare normale fare polemica in una giornata come quella di ieri?»
È cambiato in meglio o in peggio il rapporto dei concessionari verso lo Stato, dopo il Morandi?
«L'autorità di regolazione dei trasporti ha fatto un lavoro importante, impostando un nuovo meccanismo di confronto tra tariffa e investimenti realmente realizzati, e introducendo un sistema di controllo più efficace dei piani economici finanziari e di rimborsi per i disagi patiti dall'utenza. L'Authority ha lavorato bene, con coraggio, spesso in completa solitudine, e addirittura dovendo resistere ai tentativi, nemmeno troppo celati, di ridimensionarne il ruolo. La vicenda del ponte Morandi ci ricorda alcune cose fondamentali, che forse qualcuno si era dimenticato: i beni in concessione autostradale non sono regalati e i concedenti hanno il dovere di controllare e verificare che le opere per la sicurezza e l'ammodernamento siano davvero realizzate. Ma ci ricorda anche che le infrastrutture non sono eterne e che vanno potenziate e migliorate. Oggi in Liguria e in altre parti del paese servono infrastrutture anche per rendere più sicura la rete, evitando che l'indispensabile e costante manutenzione diventi un disagio per gli utenti»
La Liguria aspetta ancora molte delle opere che erano inserite nell'Accordo del 2021 a ristoro dei danni subiti, crede che le vedremo tutte?
«In Liguria ci sono cantieri infiniti, abbiamo una rete autostradale in parte irreformabile e lo sanno tutti anche se fanno finta che prima o poi i cantieri spariranno. L'unica possibilità è realizzare tratti nuovi di autostrada, come la Gronda, e parti aggiuntive di Aurelia bis per decongestionare il traffico. In entrambi i casi siamo fermi al palo da anni. Se Rixi e il suo ministero avessero avviato la Gronda, oggi farei un plauso. Invece, dopo anni in cui viceministro e il suo partito polemizzano, accusando tutti di non volere l'opera, sono stati proprio loro ad affondarla»
Alla vigilia della sentenza l'ad di Autostrade ha scritto una lettera di scuse per conto dell'azienda. Troppo tardi?
«Conosco Giana ed è una persona seria. Ma francamente avrei evitato quella lettera tardiva. Le scuse sarebbero dovute arrivare molto prima. Il mio appello è di rispettare la compostezza esemplare delle famiglie e di Egle Possetti che ha guidato il Comitato anche in un obiettivo importante come la legge per le vittime di incuria che tutti insieme abbiamo realizzato»
