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Napoli, Scalfarotto: "Il messaggio dell'Arcivescovo Battaglia chiama tutti all'impegno per la città"

Estratto dell'intervista di Conchita Sannino, "Napoli - la Repubblica", 15 ottobre 2021.

«Mi sento coinvolto come cittadino e come politico dall'appello dell'arcivescovo». Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero dell'Interno, non si tira indietro rispetto alle parole di monsignor Battaglia dettate dall'escalation criminale. E nelle ore in cui il Viminale è politicamente sotto attacco da parte della destra e della leader Fdi Meloni, Scalfarotto riflette sulla severità di quella lettera che chiede consapevolezza e gesti concreti contro camorristi e corrotti, e chiama alle loro responsabilità le istituzioni: «Penso che questo messaggio valga per tutto il Paese, per risollevarci dalla crisi generale anche se è legata al presente di una città a me cara».

Sottosegretario Scalfarotto, il vescovo Battaglia condanna mafia e omertà, ma scrive anche che su Napoli c'è scarsa attenzione della "politica nazionale e locale".
«Mi lasci partire dalla premessa che tra le mie deleghe non c'è quella alla sicurezza, non entro nel merito del tema specifico, sul quale peraltro ci sono a Napoli forze dell'ordine e autorità giudiziaria assolutamente robuste per far fronte anche a questa ulteriore fase di criticità. Ma questo non toglie, e lo dico da non credente, che la lettera di Battaglia mi abbia molto colpito».

Perché?
«Perché parla a tutti. Ai cittadini e alla comunità, in tutte le sue articolazioni, anche quelle della responsabilità istituzionale. Un appello forte e lucidissimo, non rivolto certo solo a questo o a quel palazzo pubblico. Siamo tutti chiamati a dare un contributo in termini di impegno concreto. Non a caso avverte: evitiamo di sederci, di stare supini, in attesa che qualcosa cambi da sola. Mi ricorda il famoso messaggio di Kennedy: chiediamoci cosa noi possiamo fare per il Paese».

Ma di fronte ad agguati, raid in pizzeria, lupara bianca, ordigni, lo Stato deve rispondere.
«Capisco bene che a provocare una lettera così forte, ci siano drammatiche circostanze. Ci sarebbe un discorso complesso da fare sul coordinamento: delle scelte e delle azioni di chi è titolare dell'ordine pubblico con quelle che discenderebbero da azioni parallele da mettere in campo sul terreno delle politiche sociali, della coesione, delle disuguaglianze. Sono questi i contesti da cui le mafie traggono linfa, radicandosi nelle aree più abbandonate. È in questi luoghi che i clan reclutano i giovani che poi finiscono ammazzati. Per la verità, non solo a Napoli».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "Napoli - la Repubblica".