16/05/20
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Migliore: "Ministro chiuso al confronto, l'istruzione non si governa soltanto con le task force"

Intervista a Gennaro Migliore di Lor.Ca, "il Mattino", 16 maggio 2020.

Onorevole Gennaro Migliore, lei ci tornerebbe a scuola in queste condizioni?
«Parlo da cittadino e da genitore. Vedo troppa confusione e approssimazione, quasi come se la scuola non fosse uno dei principali settori della vita di un Paese, se non il più importante perché concerne la formazione dei nostri figli».

Lei è esponente di Italia Viva: perché non ponete con maggiore vigore questa questione nel governo?
«Ma prima di buttarla in politica chiediamoci cosa pensano i nostri studenti, cosa pensano gli insegnanti, cosa pensano tante famiglie».

Ma credo che questi interrogativi se li stiano ponendo...
«Per questo sono preoccupato: non ho visto né sentito il ministro Azzolina dire una parola chiara sugli esami di terza media, su quelli di maturità. E poi: si tornerà a scuola a settembre? E in che condizioni? In quali strutture?».

Crede che il ministro sia inadeguato a ricoprire questo ruolo?
«Credo che sarebbe stato opportuno che alcune decisioni oppure orientamenti li avesse condivisi con le forze politiche di maggioranza, con i sottosegretari e anche con l'opposizione perché la scuola non è di parte ma è un bene e un patrimonio di tutti».

Ma il ministro in compenso è coadiuvato da varie task force...
«Che ha nominato in maniera monocratica. Anche in questo caso non si è consultata con nessuno. E dunque di fronte alle difficoltà del momento o a eventuali fallimenti se ne assumerà la piena responsabilità».

Cosa manca in questo momento al mondo della scuola?
«La voce degli studenti. Ecco: l'unica task force che forse sarebbe servita è quella sull'andamento della didattica a distanza».

La scuola è sempre stata un settore molto sindacalizzato: come giudica l'azione dei sindacati?
«Mi sarei aspettato un'azione più incisiva e di stimolo rispetto alle grandi trasformazioni che la scuola sta vivendo in questa fase di emergenza. Vedo invece un eccesso di tutela corporativa. È giusto che i sindacati difendano i lavoratori ma sarebbe necessario uno sguardo più ampio e d'insieme abbracciando anche i problemi degli studenti e delle famiglie».

Di cosa è maggiormente preoccupato?
«Della carenza di confronto su temi reali: siamo passati dalle discussioni sul tempo prolungato a una dimensione di tempo vuoto. Poco si sa dei programmi, della reale applicabilità della didattica a distanza, della partecipazione degli studenti. L'anno scolastico volge al termine ma guai a farci trovare impreparati all'inizio del nuovo. Poi non c'è solo la scuola pubblica».

E' vero, c'è tutto l'universo delle paritarie...
«E mi risulta che centinaia di docenti abbiano regolarmente svolto le lezioni da remoto ma non abbiano neppure ottenuto la cassa integrazione».

Tre ministri cambiati in due anni dal 2018 a oggi: forse la scuola paga anche questo?
«C'è una sottovalutazione della delicatezza e dell'importanza della scuola. Pessima è stata la gestione di Fioramonti. Ma il ministero dell'Istruzione ha dei meccanismi molto complessi, è una macchina che deve essere guidata con saggezza e autorevolezza».

Il governo ha stanziato con il decreto rilancio 1,4 miliardi. È una cifra sufficiente?
«E' certamente un importante segnale abbattere tutte le sacche di precariato e fare in modo che i docenti che salgono in cattedra siano preparati e ben formati».

Che cosa rimprovera più di tutto al ministro Azzolina?
«Tre mancanze molto gravi: la carenza di una visione complessiva dell'universo scuola; l'inadeguato approccio rispetto alla fase di emergenza che abbiamo vissuto e stiamo vivendo e una comunicazione confusionaria e destabilizzante per gli studenti e le famiglie».