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Migliore: "La difesa della Carta come surrogato di una battaglia politica"

L'intervento pubblicato da "il Foglio", 10 marzo 2021.

Al direttore -
Leggendo l'accorato appello di alcuni esponenti di Libertà e Giustizia ("Con il governo Draghi la democrazia a rischio") un brivido mi ha percorso la schiena. Era da tempo che mi chiedevo dove fossero i "custodi della Costituzione" emersi durante la campagna referendaria del 2016. A costoro non pareva necessario esprimersi sulla proliferazione dei Dpcm, sulla concentrazione abnorme di poteri nelle mani di un solo commissario, sulla proposta di esautorare i ministri con improbabili cabine di regia o contestare l'equidistanza tra "giustizialismo e garantismo" per citare quel faro costituzionale dell'ex premier Conte, che per altro firmò senza obiezione alcuna i decreti sicurezza di Salvini mentre si dichiarava orgogliosamente populista.

No, a questi austeri custodi dei "valori antifascisti" fa paura il governo Draghi, di cui inquieta sia il processo di formazione, dove rispunta l'odio viscerale per Matteo Renzi, che il timore per "il rischio di altri uomini forti` spinti dal cinismo e dalla volontà di comando, anziché da competenza e spirito di servizio". Cioè, si badi, il governo Conte avrebbe avuto un tasso di competenza e spirito di servizio superiore a quello attuale.

Se non si trattasse di una lotta politica lo derubricheremmo a burla degna di qualche troll sui social. Però la questione è più seria e merita, anche retrospettivamente, una considerazione molto preoccupata. I costituzionalisti firmatari dell`appello di fatto attaccano il processo democratico, e il presidente della Repubblica che ne è stato garante, che pretendono di difendere. Rivelano quella natura che ad alcuni di noi era chiara: essi sono parte di una contesa politica che è completamente schiacciata sui populisti, ovunque collocati nel panorama politico.

Tutto ciò è legittimo, ma almeno ci risparmiassero le lezioncine ex cathedra sulla democrazia e, udite udite, sulle radici antifasciste della Costituzione (dal che si dedurrebbe che l'opposizione a Draghi, che mi risulta essere fatta da Meloni a Di Battista, avrebbe il pregio della difesa dell'antifascismo...). Nell'attesa che i costituzionalisti ci dicano una parola sulle dichiarazioni di un leader di Magistratura democratica che ha proposto un "cordone sanitario" intorno al senatore Renzi, continuiamo a pensare che oggi, più che mai, sia necessaria una profonda riforma costituzionale per dare forza e stabilità alle istituzioni democratiche. Una riforma che, con coraggio, dia prospettiva a un paese che, grazie anche alle battaglie più conservatrici, ha lasciato campo aperto a quella malattia mortale della politica che è la demagogia populista.