18/12/19
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Mauro Felicori: "Renzi esprime al meglio la necessità di innovazione della politica italiana"

Intervista di Beppe Persichella, Corriere di Bologna, 18 dicembre 2019.

«Non ho mai fatto politica di professione, è la prima volta». Pausa, Mauro Felicori ci ripensa e si corregge. «In realtà mi sono candidato all'Università nel 1975, avevo poco più di 20 anni, fu una bellissima esperienza». Ora per lui il grande salto con le elezioni regionali, dopo essere stato per decenni dirigente del Comune di Bologna, poi direttore generale della Reggia Di Caserta, ruolo che gli ha consegnato fama e apprezzamenti (ma anche scontri con i sindacati), a partire da quelli dell'ex premier Matteo Renzi.

È il suo candidato?
«No, io sono stato contattato da Stefano Bonaccini, mi ha chiesto lui se volevo candidarmi. Certo, non nascondo le mie simpatie per Renzi, esprime ancora al meglio questa necessità di innovazione nella politica italiana».

Qual è la sua formazione politica?
«Famiglia comunista. Attendevo la svolta di Occhetto dall'invasione di Praga. Sono stato un sostenitore dell'Ulivo e mi piaceva l'idea del Pd, che però non ha funzionato».

E ora?
«In Italia serve una iniezione di cultura liberale, siamo oppressi da un eccesso di presenza statale. Al contempo, bisogna essere più radicali sui diritti sociali, ricominciare a fare case popolari, a far funzionare meglio i trasporti pubblici e la scuola».

Perché Bonaccini?
«Mi ha chiesto di entrare nella sua lista per rafforzare l'impegno per la cultura, dopo che in questo mandato ha triplicato le risorse. Per questo ho accettato».

Che opinione ha di Lucia Borgonzoni?
«Mi sono dato una regola aurea: raccontare agli elettori cosa voglio fare io, non parlare degli altri».

E che cosa vuole fare?
«Primo tema, i beni culturali e naturali. Quando sono arrivato a Caserta c'erano 43omila visitatori, dopo 3 anni eravamo a 9oomila; però Versailles ne fa 7 milioni. In Italia i musei non sono gestiti come un'azienda e i beni culturali non sono considerati un settore economico a tutti gli effetti; non vuole dire smettere di fare ricerca e conservazione, anzi: vuole dire farne di più, assieme a promozione e gestione economica. E poi non basta andare a vedere un bello spettacolo, devi avere dei teatri che producono. L'Emilia-Romagna quindi come la capitale culturale che produce ed esporta, questo è il mio sogno».

Parla già da assessore.
«Sono convinto che le persone di maggiore esperienza e maggiore età debbano tirarsi fuori dal mondo esecutivo e svolgere una funzione di transizione, di passaggio, quasi di accompagnamento nei confronti dei più giovani. Fare il consigliere regionale e non l'assessore non mi darebbe nessun turbamento».