Esteri

Marco Di Maio: "Cento afghani in lista da salvare. Nei loro messaggi c’è il dramma"

Intervista di Luca Bertaccini, "Il Resto del Carlino", 29 agosto 2021.

Il deputato Marco Di Maio ha conosciuto il ministro degli Esteri afghano prima dell’arrivo dei talebani «Mi ha chiesto di aiutarlo a fare uscire alcune persone in pericolo di vita. Ci sono anche neonati». «Da giorni sto cercando di aiutare un gruppo di un centinaio di afghani tra membri del precedente governo, parlamentari della ex maggioranza, oppositori politici dei talebani, assieme alle loro famiglie»: queste le parole scritte nella sua newsletter dal parlamentare di Italia Viva, Marco Di Maio.

Qual è il suo coinvolgimento nella vicenda?
«La premessa è che nella primavera del 2019 ebbi modo di conoscere l’allora candidato alla presidenza dell’Afghanistan Mohammad Haneef Atmar durante la sua visita a Roma. Questo in qualità di componente della sezione bilaterale Italia-Afghanistan, organo che cura i rapporti tra i parlamenti di stati diversi».

Da quel momento come si è sviluppato il suo rapporto con Atmar?
«Lui si ritirò dalla corsa alla presidenza: venne eletto Ashraf Ghani e lui diventò ministro degli Esteri. A metà agosto, quando è caduta Kabul col ritorno dei talebani, ho mandato un messaggio a Atmar, col quale in questi anni mi sono sempre tenuto in contatto».

Cosa vi siete detti?
«Gli ho chiesto come stava e com’era la situazione. Lui fortunatamente è riuscito a raggiungere la Turchia. Mi ha scritto "io sono in salvo, ma ci sono persone da aiutare"».

Quante?
«Un centinaio. Mi ha inviato una lista dettagliata di nomi, con i numeri dei passaporti di ciascuno di loro. A quel punto mi sono attivato, informando i vertici delle Forze Armate e i ministeri della Difesa e degli Esteri. L’Italia ha fatto l’impossibile: va riconosciuto il ruolo del ministro Luigi Di Maio e del collega Gennaro Migliore, capogruppo in commissione Affari Esteri, ma purtroppo queste persone non sono riuscite a raggiungere l’aeroporto. In base agli accordi esistenti, è stato impossibile anche inviare qualcuno a prelevarli presso le loro abitazioni. Non siamo riusciti a metterli in salvo in questa prima ondata nella quale è stato utilizzato il trasporto aereo. Ci proveremo via terra».

Chi fa parte di questa lista che le ha inviato l’ex Ministro degli Esteri afghano?
«Politici, funzionari governativi, ex parlamentari e le loro famiglie, composte da donne e bambini. Tra questi ce n’è uno di 5 mesi e uno di quasi un anno. Sono persone che non conoscevo e che in un paio di casi mi hanno scritto, scambiandoci alcuni messaggi».

Cosa vi siete detti?
«Mi hanno chiesto di fare tutto il possibile per portarli fuori dal paese. Hanno paura, perché parliamo di oppositori politici dei talebani, che dunque sono ad alto rischio. Lo stesso Atmar, col quale continuo a sentirmi quotidianamente, mi ha evidenziato le grosse difficoltà e il pericolo che stanno correndo. Continueremo a provare a salvarli via terra, ma si vive col dolore nel cuore leggendo ciò che scrivono nei messaggi, vedendo le immagini drammatiche che arrivano da quella terra, verso la quale l’Occidente ha un debito da saldare».