Intervista a Marianna Madia per "La Repubblica" del 05-05-2026
di Giovanna Vitale
Marianna Madia, uno degli ultimi simboli del Pd veltroniano, quello della vocazione maggioritaria con ambizioni di governo, dopo 18 anni lascia i Dem per approdare da indipendente nel gruppo di Italia viva alla Camera. Partito al quale però l'ex ministra non si iscriverà, in attesa che tutte le formazioni politiche e civiche di rito moderato si uniscano per dar vita, insieme, a una "Casa riformista" in grado di essere attrattiva per gli elettori che non voterebbero mai a destra, ma neppure gradiscono una coalizione troppo schiacciata a sinistra.
Perché ha deciso di lasciare, onorevole? Nel Pd era a disagio?
«Nessun disagio. Anzi. Sto scommettendo, non alla cieca ma razionalmente, sull'allargamento e il rafforzamento del centrosinistra in un'area che sara decisiva per la vittoria dei progressisti».
Ragionamento un po' curioso, ne ha parlato con Elly Schlein?
«Certo, ci siamo parlate a lungo. La mia valutazione è frutto anche di quel che la segretaria ha sempre sostenuto: il Pd da solo non basta, per battere la destra serve allearsi con tutte le forze politiche e sociali che condividono il progetto dell'alternativa. E io ho deciso di andare dove si determinerà lo scontro elettorale: non in Iv, bensì in qualcosa di più grande e diverso, dove certo Renzi giocherà un ruolo importante, ma che sarà efficace solo se ci saranno anche altri».
E chi sarebbero questi altri, disposti a entrare nella nuova Casa?
«Ribadisco: tutti quelli che vogliono contribuire alla qualità della proposta progressista. Per fare, aggregando, qualcosa di più largo, oltre ciò che già esiste».
Sarebbe la famosa quarta gamba centrista, chiamata a riequilibrare l'asse massimalista Pd-5s-Avs?
«Non la chiamerei centrista. Ciò a cui penso è un'area di riformismo radicale, in grado di entrare dentro i problemi reali delle persone e indicare delle soluzioni concrete: dalla start tax, la tassa agevolata per favorire l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, alle regole sull'uso precoce e incontrollato dei social che sta danneggiando la salute fisica e mentale dei ragazzi. Due esempi di ciò che intendiamo proporre per dare un'identità e una fisionomia chiara all'alleanza».
Ma non poteva farlo dentro il Pd?
«La mia è una scelta personale. che spero porti allo stesso impegno i tanti che magari si sono allontanati dai partiti, ma vogliono liberare l'Italia da questo pessimo governo. Il punto non è come stavo nel Pd, ma da quale prospettiva si può essere più utili per costruire un centrosinistra forte, dal quale oggi passa il bene nostro e dell'Europa».
Esce perché dopo 4 legislature il Pd non l'avrebbe ricandidata?
«E quindi secondo lei per essere rieletta lascio il primo partito di opposizione per una "cosa" che ancora deve nascere? Credo che la risposta possa darsela da sola».
Iv è al 2%. Pensa che la sua scelta possa trainare i riformisti, inclusi i dem rimasti, e aiutare la risalita?
«Io non traino nessuno, Iv è solo un pezzo di un disegno più ampio e ambizioso. L'esito del referendum dimostra che c'è uno scarto tra chi ha detto no al governo Meloni e chi oggi si riconosce in una politica diversa, più coraggiosa: noi è a loro che dobbiamo rivolgerci, da loro farci ascoltare per convincerli che cambiare il Paese è possibile».
Il leader di questo nuovo rassemblement sarà Silvia Salis?
«Che sia molto capace non c'è dubbio, lo si vede anche da come sta affrontando la sua esperienza da sindaca. Dopodiché non so se lei ne avrà voglia. E d'altra parte bisogna prima capire chi aderira a questo progetto e per fare cosa. Ho però una certezza: le nostre idee saranno essenziali per rafforzare la proposta di governo progressista. Alla fine è l'unica cosa che conta davvero».
La candidata premier del campo largo potrà essere Schlein?
«Premesso che è prematuro parlarne, sì, certo. Lei finora è stata brava, la prima a credere nell'unità, sarebbe perfino naturale».
