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Gozi: «Meloni più simile a Orbán che Merkel, la sua scelta isola l’Italia»

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Intervista a Sandro Gozi per «La Repubblica» del 29-03-2025

di Anais Ginori

Intervista all’eurodeputato e segretario del Partito democratico europeo. «La posizione della premier è un problema serio per l’Europa e per il nostro Paese».

PARIGI - «La credibilità dell’Europa si costruisce oggi, anche in vista del dopoguerra e della pace», dice Sandro Gozi, eurodeputato di Renew e attuale segretario del Partito democratico europeo.

L’Europa si presenta divisa sull’Ucraina, in particolare sulla proposta franco-britannica di inviare truppe?

«C’è un gruppo di Paesi, guidati da Macron e Starmer, che vuole assumersi fino in fondo le proprie responsabilità in questo momento drammatico e decisivo della storia. Questi Paesi non stanno agendo contro gli Stati Uniti, ma per rimediare all’incertezza del loro impegno futuro. È un passaggio fondamentale: non sono gli europei a escludere gli americani, sono gli Stati Uniti che stanno tenendo gli europei ai margini. La credibilità dell’Europa si costruisce oggi, anche in vista del dopoguerra e della pace».

Parla di credibilità ma in Europa molti ritengono questa proposta non realistica.

«Penso invece che sia una proposta realistica e rappresenta una carta da giocare nel negoziato. Sostenere la posizione di Zelensky in questa fase non è velleitario. L’impegno dei due Paesi europei con deterrenza nucleare e seggio permanente all’Onu è un segnale forte. Poi bisogna sottolineare che questa “forza di rassicurazione”, come l’ha definita Macron, non andrebbe a combattere ma in appoggio all'esercito ucraino. Sarebbe un primo nucleo di difesa europea operativa».

Cosa risponde a chi accusa Macron di agire in chiave anti-americana?

«È una narrazione falsa. Macron è uno dei leader che ha più contatti con Donald Trump in questo momento. E l’obiettivo non è contrapporsi agli Stati Uniti, ma costruire un pilastro europeo della Nato che dia credibilità alla nostra capacità di difesa. La verità è che non possiamo più delegare la nostra sicurezza a elezioni americane ogni quattro anni. Dobbiamo essere in grado di agire, anche se Washington dovesse decidere di non farlo. È quello che definisco un Consiglio europeo di sicurezza».

Di cosa si tratta?

«Un nucleo di Paesi, dentro e fuori l’Ue, che vuole finalmente fare ciò che De Gasperi auspicava già decenni fa: costruire un’autonomia europea di sicurezza. Una difesa comune che rafforzi, e non indebolisca, il pilastro europeo della Nato. Purtroppo, in tutto questo l’Italia è assente. Giorgia Meloni ha scelto di schierarsi, e lo ha fatto in modo chiaro, a fianco di Trump e -cosa ancora più grave- di Vance, come si è visto anche nella recente intervista al Financial Times. È una scelta che isola l’Italia. Alcuni avevano paragonato Meloni a Merkel, ma oggi mi pare più simile a Orbán, forse solo con più furbizia. È un problema serio per l’Europa e per l'Italia».

Qual è il rischio per l'Italia?

«Stiamo perdendo un’opportunità irripetibile per partecipare all’integrazione europea. Se avessimo già oggi una vera Europa della Difesa, forse Vladimir Putin non avrebbe mai invaso l’Ucraina. Non basta reagire all’ultimo minuto. Servono urgenza e lungimiranza, come diceva De Gasperi. Quindi aiutare l’Ucraina adesso, ma anche costruire le basi perché in futuro questo non accada più. L’Italia dovrebbe essere protagonista, invece si tira fuori. E questa assenza rischia di costarci cara. Il treno dell’autonomia strategica è partito e l’Italia è rimasta in stazione. Il treno non sarà veloce come il Frecciarossa Parigi-Milano, di cui siamo orgogliosi, ma cammina. E l’Italia dovrebbe essere a bordo. Se gli americani vorranno tornare a un’amicizia vera, bene. Ma intanto non possiamo restare fermi. La direzione è tracciata».

Come reagire dopo le dichiarazioni sprezzanti e violente sull'Europa di Trump, Vance e altri esponenti repubblicani?

«Oggi la frattura tra questa amministrazione americana e gli europei è reale e profonda. Trump parla dell’Europa come di un parassita, Vance dichiara apertamente di odiare l’idea di salvare gli europei. Siamo davanti a una visione che non riconosce l’Ue come interlocutore, ma anzi la considera un ostacolo strategico. Non possiamo ipotecare il nostro futuro. Un conto sono gli interessi strategici a lungo termine tra Usa ed Europa, un altro è la posizione politica di questa amministrazione con cui dobbiamo convivere per almeno quattro anni. Non riconoscono l’Ue sulla scena della sicurezza, e dobbiamo prenderne atto e, soprattutto, dimostrare che sappiamo tutelare i nostri interessi».