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Giachetti lotta contro un tumore: "La mia esistenza è ribaltata". L'abbraccio di Italia Viva

La notizia sul "Corriere della Sera" e altri quotidiani, 25 aprile 2022.

Roberto Giachetti ha da sempre il culto della parola, nella politica e prima ancora nella vita. Ed essendo «maniacalmente geloso» della sua sfera privata, ha scelto una ad una le prime tre parole per dirlo: «Il mio tumore». Punto, a capo. Comincia così il post con cui il deputato di Italia Viva ed ex vicepresidente della Camera, per gli amici «Bobo», racconta su Facebook il suo 24 aprile, giorno del compleanno e della scoperta della malattia.

L'operazione, la famiglia, il dilemma del futuro: «La mia vita subisce un altro ribaltamento e questo di per sé non è un male. Poi bisogna capire come si prosegue. Per ora (con questa roba certezze non sono a disposizione!) le condizioni di proseguire sembrano esserci e questo già basta a trovare numerose ragioni per occupare e dedicare il tempo necessario al tanto che ho ancora da fare nella mia vita».

In pochi minuti quel messaggio semplice e asciutto diventa notizia, in poche ore migliaia e migliaia di persone mettono «mi piace» e scrivono commenti di incoraggiamento, sostegno, affetto.

L'abbraccio della politica a un veterano, in Parlamento dal 2001, è corale e bipartisan.

Matteo Renzi abbraccia l'amico nel suo «compleanno "particolare"», ne loda la «radicalità delle battaglie» e invita a collegarsi su Radio Leopolda alle 7.30, per ascoltare «Bobo più Bobo che mai».

Abbracci dai due presidenti nazionali del partito, Ettore Rosato e Teresa Bellanova, nonché dalla Ministra Bonetti e dal Sottosegretario Scalfarotto.

Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva, gli scrive: «Una battaglia in più, ma tu non ti sei arreso nemmeno una volta. Ti voglio bene». «Oggi Bobo Giachetti ci ha dato un grande esempio: il coraggio di guadare in faccia la malattia, non farsi intimorire, comunicarla con serenità. Le parole possono essere lievi carezze, Bobo ce le ha donate. Buon compleanno e buona strada, da percorrere insieme»: queste le parole di Davide Faraone, capogruppo Iv al Senato. Messaggi cui fa eco la comunità tutta di Italia Viva.

Se si è convinto a rendere pubblico il suo privato, quando ha capito che «la cosa stava già circolando», è anche per i tanti messaggi preoccupati che ha ricevuto dopo essere mancato per sole due puntate alla conduzione della quotidiana rassegna stampa di Radio Leopolda: «Ho pensato, anche per cercare di evitare quel compassionevole chiacchiericcio che non amo per nulla, di comunicarlo io, di rettamente, nella semplicità che la cosa rappresenta».

Lo ha fatto nel modo più diretto, dando concretezza a un aforisma dell'amato Elias Canetti: «Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani». Ed eccolo, il nome della cosa: «il mio tumore». L'autoironia sul male come «regalo di compleanno», il grazie allo scrupolosissimo medico di famiglia Marco Gradi che gli ha imposto l'ecografia «da cui è partito tutto», la riconoscenza verso il chirurgo Alessandro Amici («con il suo staff»), che mercoledì lo ha operato per rimuovere il tumore. Il grazie ai due figli, i suoi «straordinari ragazzi» e alla storica capo segreteria: «E che je voi di' a Benedetta?! La cassetta degli attrezzi per non sentirsi mai persi!».

Per uno che coltiva il riserbo della vita privata non è stato semplice parlare di un passaggio così personale («mi sono violentato»). Ma per quanto sofferta, la scelta è in sintonia con la storia di Giachetti, radicale da sempre e per sempre.