02/07/20
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Gender Gap, Bonetti: "Nel Family Act un capitolo importante di incentivo al lavoro femminile"

Intervista di Oriana Liso, per la newsletter dedicata al Gender Gap de "la Repubblica", 2 luglio 2020.

Bocciati, anche se in buona compagnia. E, mai come questa volta, mal comune non può essere un mezzo gaudio. Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, dopo i reclami presentati da diverse organizzazioni come l’ong University woman of Europe, ha bocciato le politiche del lavoro per le donne di 14 dei 15 Stati che hanno accettato di farsi esaminare. Si salva solo la Svezia, Belgio e Cipro hanno fatto passi avanti, ma l’Italia è tra i Paesi in cui il divario tra le condizioni di lavoro degli uomini e quelle delle donne è ancora troppo alto.

Mancano “misure adeguate a promuovere il diritto delle donne a pari opportunità sul mercato del lavoro, il governo stesso ha riconosciuto che mancano misure positive per riconciliare la vita personale e professionale", ha scritto il Ceds, citando come esempio le insufficienti sovvenzioni per servizi come gli asili nido.

Così abbiamo chiesto alla Ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti di capire cosa si può fare per recuperare un gap che, causa pandemia, può solo peggiorare.

“Si tratta prima di tutto di riconoscere che c’è necessità di lavorare su due scale temporali: quella dell’oggi, dominata dalla pandemia, con provvedimenti che rallentano il rischio per le donne di uscire dai percorsi lavorativi e che aiutano le famiglie sul tema della cura dei figli, ancora purtroppo del tutto a carico delle donne. E poi c'è il Family Act, con un capitolo importante di incentivo al lavoro femminile, e mi auguro che il parlamento possa approvarlo a breve, per procedere in fretta con i decreti attuativi”.

L’ultima nota aggiornata dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) evidenzia come la crisi in atto avrà conseguenze ancora più serie di quanto stimato finora nel secondo semestre del 2020. E chi saranno le vittime più certe di questa crisi? Esatto: le donne. Con “un impatto smisurato, legato al fatto che le donne sono sovrarappresentate in alcuni dei settori economici più colpiti dalla crisi (alimentare, alloggi, vendita all’ingrosso e al dettaglio): a livello globale quasi 510 milioni di lavoratrici – ovvero il 40% di tutte quelle occupate – sono impegnate nei quattro settori più colpiti dalla pandemia, rispetto al 36,6% degli uomini” e questo vale anche per il settore del lavoro domestico e dell’assistenza socio-sanitaria.

Ministra Bonetti, parliamo spesso di professioni altamente specializzate, di donne manager. Ma con questa crisi il rischio maggiore lo corrono le donne che svolgono lavori non altamente qualificati. E le donne che vivono, nel quotidiano, situazioni di violenza.
“In questi mesi i dati ci dicono che sono aumentate le richieste di aiuto, abbiamo lavorato – anche grazie al ministero dell’Interno e alle prefetture – per aumentare gli spazi nelle case rifugio per le donne, e tra le nostre azioni c’è anche quella della creazione di percorsi di educazione alla finanza e di microcredito per uscire dalla dipendenza dal compagno o dalla figura maschile di riferimento. Ma abbiamo incrementato di 5 milioni il fondo per l'imprenditoria femminile, attivato percorsi gratuiti di formazione al digitale e stiamo lavorando anche per creare percorsi di formazione per aiutare le donne con meno competenze lavorative, o che svolgono lavori non qualificati, a riscattarsi e a valorizzarsi. Penso, anche, all’impegno della mia collega Teresa Bellanova e di Italia Viva per l’emersione del lavoro nero che riguarda tante donne che lavorano nelle nostre famiglie, e che da questa crisi ne sono uscite ancor più impoverite".

È una task force di donne quella che ha aiutato la Ministra Bonetti a formulare le proposte del documento “Donne per un nuovo rinascimento”. E qui troviamo l’idea di istituire un osservatorio sulla parità di genere per il monitoraggio del livello di gender equality dei soggetti pubblici e privati e di certificare la parità per le imprese (si vede la mano di una delle componenti della task force, Paola Mascaro di Valore D): “È una proposta su cui intendo lavorare, quella di un inclusion index per valorizzare chi investe sulle politiche di eguaglianza di genere”, spiega Bonetti.

Perché se la base resta il welfare tradizionale – con i servizi alle famiglie per la cura dei figli e degli anziani, lo smart working non per necessità ma per virtù, gli asili nido - che non bastano ministra: non bastano – e un calendario scolastico da rimodulare in base alle esigenze mutate, le proposte della task force (che comprende nomi come Fabiola Gianotti, Lella Golfo e Ersilia Vaudo) parlano anche di scienza, di campi estivi per le bambine e le ragazze dedicati alle materie Stem, di formazione per promuovere le competenze digitali.

Fare presto, utilizzare davvero, per una volta, una situazione di crisi per accelerare un processo che sembra imballato. Le stime degli organismi internazionali come l’Ilo e delle associazioni che in Italia si stanno occupando di quantificare gli effetti negativi della crisi sulle donne vanno nella stessa direzione: non c’è più tempo, servono misure concrete.