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Fregolent: "Ma che modello Torino! Il Pd gioca con i populisti, ora spero in Damilano"

Intervista di Gabriele Guccione, "Corriere Torino", 4 agosto 2022.

«Ma quale modello Torino!». Silvia Fregolent, 50 anni, deputata di Italia Viva, non nasconde l'amarezza: «Non ci sono prospettive».

Fregolent, a chi si riferisce?
«A Calenda».

Non a Italia Viva?
«Noi andiamo avanti e saremo gli unici a difendere l'agenda Draghi».

Oltrepassare la soglia di sbarramento non sarà facile.
«In queste ore stiamo ricevendo moltissimi messaggi da elettori rimasti sconcertati dalla scelta di Calenda. Ora siamo noi il vero voto utile».

Dice? Renzi rischia di restare fuori dal Parlamento...
«Per una volta Renzi non può essere accusato di aver causato la rottura. Anzi, lui era disponibile a fare un passo indietro».

Un passo indietro per fare spazio a che cosa?
«Alla costruzione di un grande centro: l'unico modo per togliere voti a Forza Italia e alla Lega, così da sbarrare la strada a Meloni».

Il polo di centro ë nato morto?
«Per Calenda sarà un errore drammatico. Ha preferito pochi collegi, sporchi e subito, a una prospettiva politica che avrebbe dato una alternativa vera all'elettorato moderato».

Lo Russo ha auspicato la formazione di una coalizione ampia, da Renzi a Calenda fino a Fratoianni, sul modello delle amministrative di un anno fa. Anche allora c'era la sinistra...
«Era un'altra cosa. Lì c'era Lo Russo, che ha lottato contro il Pd nazionale per scongiurare l'alleanza con il M5S. C'era anche la sinistra, è vero, ma la nostra presenza, insieme a quella delle forze moderate, ha permesso di superare le ambiguità, per esempio, sull'alta velocità».

E oggi, invece?
«Oggi Fratolanni e Di Maio avranno grazie a Letta un diritto di tribuna, un posto sicuro, nonostante il primo ha votato ancora ieri contro l'ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia e il secondo diceva "mai con il partito di Bibbiano". Ora, insomma, si gioca a chi ha più populisti nelle proprie liste».

Voi andrete da soli. Ma chi metterete in lista?
«Ci sono molte persone del mondo dell'impresa e delle professioni che hanno dato la loro disponibilità».

E tra queste c'è anche Paolo Damilano?
«Non mi piace tirare per la giacchetta le persone. Con Paolo siamo amici e in passato lo avevo messo in guardia dalla morsa in cui si sarebbe ritrovato facendo il candidato sindaco della Lega».

Ora però si è smarcato.
«Io credo che debba mettere a disposizione la sua esperienza».

Lo farà?
«Lo spero. Gli ho scritto ancora l'altro giorno che sarebbe un valore aggiunto per chi ancora crede nella possibilità di una alternativa a sovranismi e populismi».