economia

Fortis: "Né fanalino di coda, né nella bufera. L'Italia è meglio di quanto si dice"

L'intervento pubblicato da "il Sole 24 Ore", 22 giugno 2022.

"Non appena c'è una crisi da qualche parte nel mondo, non appena la Commissione Europea esprime qualche minima raccomandazione in materia di riforme o di politica economica, non appena la Bce annuncia qualche cambiamento, l'Italia sui nostri media finisce nella bufera", scrive oggi il professor Fortis, su "il Sole 24 Ore".

Perché accade? "Perché, da anni, il leit motiv è sempre lo stesso: o siamo il "fanalino di coda" di qualcosa a scelta (crescita, ricerca, riforme, ecc.) oppure siamo, semplicemente, nella bufera", spiega Fortis.

Significativo, dice Fortis, quanto accade in questi giorni. Infatti, "dopo l'annuncio di Francoforte di un possibile minirialzo (e sottolineo mini) dei tassi e le gaffe della Presidente Lagarde, il nostro spread è subito schizzato, perlomeno fino al successivo annuncio precipitoso della Bce di un possibile scudo antispread", scrive Fortis.

"Siamo nella bufera!", è la consueta reazione dei media italiani. "Come se fossimo - aggiunge Fortis - nell'imminenza di un tracollo economico-finanziario o come se l'Italia di oggi fosse quella del 2011".

Tuttavia, oggi, innanzitutto, sottolinea Fortis, abbiamo come presidente del Consiglio Mario Draghi, il salvatore dell'Euro e una delle personalità più autorevoli al mondo. Non solo, prosegue Fortis, ma "nonostante la durezza della pandemia, abbiamo rapidamente recuperato i livelli di Pil precrisi mentre altre nazioni europee, come la Germania o la Spagna, non ci sono ancora riuscite".

Anche altri indicatori, spiega il professore, ci dicono che l'Italia non è nella bufera: "nonostante la guerra russo-ucraina, i rincari dell'energia e l'inflazione, la nostra produzione industriale nel trimestre febbraio-aprile ha avuto la più forte crescita sul trimestre precedente (+2%) tra i maggiori Paesi dell'Eurozona; il settore edilizio cresce a ritmi da ricostruzione post-bellica; l'export, pur avendo perso gran parte del mercato russo e ucraino e parte di quello cinese, è comunque progredito nei primi quattro mesi di quest'anno del 3% in volume rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; le imprese manifatturiere sono piene di ordini e nel primo trimestre gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto sono aumentati in termini reali del 4,3% rispetto al quarto trimestre del 2021".

Basti ricordare inoltre, scrive Fortis, che "con Industria 4.0 la manifattura italiana è diventata la più competitiva al mondo, la nostra produttività del lavoro nella manifattura è quella cresciuta di più nel G7 dal 2015 in poi e vantiamo un surplus commerciale con l'estero esclusi i combustibili fossili che nel 2021 è salito alla cifra record di 104 miliardi di dollari". Si prevede, dunque, che il Pil italiano "possa aumentare anche nel secondo trimestre, dopo non essere crollato, come molti temevano, nel primo trimestre 2022, ma essere anzi cresciuto".

Insomma, posti questi dati, dire che siamo nella bufera equivale a farsi del male da soli. "Però, poi non lamentiamoci - scrive Fortis - se siamo noi stessi a sostenere che siamo nella bufera non dobbiamo meravigliarci se anche gli investitori stranieri lo credono e se le agenzie di rating citano noi stessi come fonti primarie per downgradarci".

Infine, aggiunge Fortis, "nel 2022 non è più possibile valutare la sostenibilità finanziaria del settore pubblico di un Paese soltanto mediante un indicatore rozzo, approssimativo e completamente superato come il rapporto debito/Pil. Con ciò non intendiamo minimizzare il problema storico del debito pubblico italiano, che va tenuto assolutamente sotto controllo. Ma desidereremmo solo inquadrarlo in una prospettiva più corretta che dovrebbe diventare una linea di comunicazione precisa e martellante da parte di tutte le nostre istituzioni, dal Governo alla Banca d'Italia, ai media, per "difendere" il nostro debito e non lasciarlo in balia dei Report, a volte scolastici e poco informati, di agenzie di rating e banche d'affari che dell`Italia sanno poco o nulla".

"È tempo - conclude Fortis - finalmente di spiegare all`Europa, ai mercati e agli analisti finanziari che l'Italia non è nella bufera né tantomeno è come la Grecia. Ed è tempo che la nostra comunicazione-Paese diventi più consapevole dei dati reali, più precisa e aggressiva".