29/04/20
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Marco Fortis: "Cosa insegnano i dati sul Covid-19, mentre ci avviciniamo alla Fase 2"

L'intervento del professor Fortis su "il Sole 24 Ore", 29 aprile 2020.

"L'impatto del coronavirus - come spiega, oggi, il professor Marco Fortis, dalle pagine de "il Sole 24 Ore" - sul mondo, sulle abitudini di comportamento degli individui, sulle libertà personali, sull'economia è stato devastante e ha cambiato le nostre vite. Ogni giorno siamo bombardati da dati sui contagi, sulle curve delle terapie intensive e delle guarigioni, sul numero dei morti ed è difficile estrarre le tendenze da questa massa di informazioni e capire dove stiamo andando".

Ormai poco all'inizio della fase 2, ma - spiega Fortis - "serviranno mesi per avere dati completi su ciò che è realmente accaduto nella fase 1".

"A parte i dubbi sui veri numeri dell'epidemia in Cina, anche nel resto del mondo le cifre sui contagiati effettivi vanno probabilmente ben oltre quelle ufficiali e gli stessi numeri dei decessi da coronavirus, benché più precisi, sottostimano il reale dato dei morti", sottolinea Fortis, sicché, "soltanto quando gli istituti di statistica dei vari Paesi forniranno informazioni dettagliate e aggiornate sull'aumento della mortalità generale per tutte le cause nei mesi di marzo e aprile 2020 e le potremo comparare con quelle dell'analogo periodo dello scorso anno e con le medie degli anni precedenti avremo un quadro più esatto di ciò che è accaduto".

In Italia, l'Istat sta svolgendo un importante lavoro in proposito: difatti, come spiega Fortis, "ha già diffuso tre selezioni preliminari di dati comunali e il 30 aprile fornirà statistiche dettagliate sulla mortalità generale in Italia. In Francia, Regno Unito e Germania (in quest'ultimo caso con un certo ritardo) si stanno elaborando dati analoghi, mentre anche il New York Times, il Financial Times e l'Ispi in Italia hanno pubblicato negli ulti m i giorni delle stime sulle morti in eccesso rispetto a quelle attese a partire dalle informazioni sulla mortalità generale".

Fortis passa poi a sintetizzare le principali tendenze sui decessi causati dalla pandemia che emergono dai dati al momento disponibili. "In un Paese popoloso come gli Stati Uniti - sottolinea Fortis - la pandemia ha dilagato. Nel pomeriggio del 26 aprile i decessi ufficiali dovuti al coronavirus hanno sfiorato in America quota 54 mila, il numero più alto a livello mondiale. Gli altri Paesi più colpiti sono state le grandi nazioni europee. I dati dimostrano che l'Italia, pur al netto di tutti gli errori compiuti, non era un caso isolato. Ovunque sono mancate le mascherine, ovunque gli autorespiratori sono risultati insufficienti e in tutti i Paesi vi è stata una strage di anziani nelle case di riposo".

"In poche settimane  - prosegue Fortis, nell'analizzare i dati internazionali - anche Spagna, Francia e Regno Unito hanno quasi raggiunto il nostro numero di morti, avendo ormai tutti questi Paesi superato ampiamente quota 2omila decessi. Solo la Germania presenta un numero "ufficiale" di morti più contenuto, per ora intorno circa 6mila. La Francia ha un numero di decessi da coronavirus simile a quello della Spagna. Il Regno Unito potrebbe avvicinare o superare la stessa Francia tra pochi giorni. Allo stesso stadio di sviluppo, cioè a partire da un numero minimo statisticamente significativo di 100 morti, la mortalità assoluta per Covid-19 di Francia, Regno Unito e Spagna risulta a oggi superiore a quella dell'Italia, anche se la Spagna sta flettendo elasua curva assoluta al termine della pandemia finirà probabilmente sotto la nostra (benché sopra di noi in rapporto alla numerosità della popolazione)".

"Difficile è prevedere - spiega Fortis - chi alla fine avrà più morti in Europa. Dopo aver raggiunto un picco di crescita giornaliera media settimanale di 821 morti il 2 aprile scorso, la curva dei decessi in Italia ha cominciato a flettere e nei sette giorni terminanti il 27aprile i morti giornalieri medi sono scesi a 409. Sarebbe importante sfondare rapidamente al ribasso quota 400 e andare oltre, perché una media spaventosa di 400 morti/giorno significa ancora avere 2.800 morti in più in una settimana".

I dati italiani risentono della situazione in Lombardia, la regione più colpita dal coronavirus, "che ha però ormai una media settimanale discendente vicina ai 150 morti al giorno dopo aver toccato un picco di 446 morti al giorno in media nella settimana terminante il 1 aprile", spiega Fortis.

Invece, prosegue Fortis, "il resto del Nord Ovest, appesantito dal Piemonte, è sceso sotto i 100 decessi al giorno in media settimanale; sullo stesso livello è anche il Nord Est, benché in quest'area più vasta la situazione sembra più sotto controllo; mentre il Centro-Sud è in progressiva discesa e la sua media settimanale è calata a 63 decessi al giorno. Unitamente alla diminuzione ragguardevole del numero di pazienti in terapia intensiva, scesi dai 4.068 del 3 aprile ai circa 1.950 attuali, le cifre sulla mortalità assoluta in calo in Italia sono incoraggianti ma non rassicuranti perché i numeri di Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna restano ancora molto alti".

I dati più recenti ci vengono dall'Istat, che ha pubblicato nei giorni scorsi i dati sulla mortalità generale per tutte le cause (non solo per il Covid-19) in una selezione di comuni italiani, mettendoli a confronto con lo stesso periodo dei 2019.

"L'analisi  - spiega Fortis - ha evidenziato un incremento di ben 20.875 morti in un solo mese e quattro giorni rispetto allo scorso anno, verosimilmente attribuibile in massima parte al coronavirus. I dati indicano che il maggior numero di decessi incrementali (oltre i 2/3 del totale) si è concentrato nei comuni selezionati delle province "focolaio": Bergamo e Brescia (+6.342 decessi), Lodi e Cremona (+1.837 decessi), Piacenza e Parma (+1.716 decessi), Milano e Monza (+2.603 decessi, di cui +615 nel comune di Milano), Pavia (+585 decessi), Alessandria (+415 decessi), Mantova (+423 decessi), Pesaro e Urbino (+393 decessi)".

Non sono ancora disponibili, però, i dati di alcuni importanti comuni capoluogo, tra i quali Torino. "Tuttavia - sottolinea Fortis - la graduatoria dei comuni con i più forti incrementi dei decessi ogni mille abitanti dimostra già ora chiaramente che la causa principale del più forte impatto del coronavirus in Italia in termini di perdita di vite umane è stata la mancata tempestiva delimitazione delle zone rosse del contagio (nella bergamasca ma anche nel lodigiano e nel cremonese) e la strage di anziani nelle case di riposo".

D'altro lato, conclude Fortis, è evidente che all'opposto "il lockdown ha impedito che il virus potesse diffondersi con sviluppi drammatici nel Centro-Sud".