16/04/20
parlamento giustizia

Faraone: "È l'ora di aprire una vera battaglia di legalità"

Intervista di Angelo Picariello, "Avvenire", 16 aprile 2020.

«Sull'immigrazione e non, solo, in questo governo non vediamo vera discontinuità dal precedente». Davide Faraone, presidente del gruppo di Italia Viva al Senato, porta alla luce le criticità all'interno della maggioranza, proprio mentre nel canale di Sicilia giunge notizia di una nuova strage di migranti, dopo svariati allarmi non presi in considerazione.

«Ma l'emergenza sanitaria non può diventare la scusa per chiudere i porti come prima». E un'altra emergenza si profila: la carenza di manodopera nei campi, con la fuga dei migranti, legata anch'essa alla pandemia.

Partiamo proprio da qui. Come risolvere il problema?
La realtà è quella dei numeri forniti dalla ministra Bellanova. Su un milione di braccianti agricoli impiegati, 400mila sono immigrati e in questo ambito ne mancano 250mila. Ci sono italiani disponibili? Ben venga Ma se non ci sono, non possiamo mettere in ginocchio un intero comparto, facendo saltare i raccolti e mettendo in crisi gli imprenditori agricoli. Semmai può essere l'occasione per una battaglia di legalità attraverso una grande opera di regolarizzazione.

E sul fronte sbarchi cosa è accaduto?
Tre giorni fa insieme ad altri parlamentari avevamo implorato, proprio così, implorato il Presidente del Consiglio di intervenire. Dopo tre giorni dalle nostre segnalazioni la Guardia costiera è partita finalmente alla ricerca, non trovando più traccia dell'imbarcazione. Purtroppo i nostri timori erano fondati, siamo di fronte all'ennesimo dramma del mare. La ministra De Micheli ha spiegato, proprio ad Avvenire, che se il governo precedente chiudeva per ragioni di sicurezza, ora lo si fa per ragioni di protezione, aggiungendo che la situazione, comunque, era sotto controllo. Invece i fatti hanno dimostrato, purtroppo, che non era sotto controllo per niente.

Mentre gli italiani sono chiusi in casa c'è un'alternativa ai porti chiusi?
Ci deve essere, perché se c'è bisogno di soccorso non è che le ambulanze abbiano smesso di intervenire. Di fronte all'allarme di una donna intinta o di persone che corrono il rischio di annegare, non possiamo far finta di niente. I principi di umanità non possono essere dismessi. Poste in salvo le persone e fatte approdare, la quarantena va fatta in un porto sicuro, senza far sbarcare nessuno e nel frattempo si debbono avviare le procedure di accoglienza: un grande Continente come l'Europa non si può tirare indietro se si tratta di ricevere 55 persone. E non convince per niente l'appello alla responsabilità rivolto alle Ong. La loro responsabilità consiste nel salvare persone in pericolo: non si può dire loro "non createci altri problemi che abbiamo già il Coronavirus". Sono trascorsi invece tre giorni dai nostri primi appelli e si è intervenuti quando, purtroppo, era tardi.

E questo diventa un problema politico, lei dice.
Turba questo clima di silenzio. Se fossero stati ministri Salvini e Toninelli ora fioccherebbero le denunce. Ma non possiamo mettere la sordina ai principi di umanità. Sono salito sulla Sea Watch per farli rispettare, non posso ora far finta di niente per ragioni di opportunità politica.

Salvini era già partito con la polemica preventiva, dando per scontato un intervento che non c'è stato.
Di lui non mi meraviglio. Mi meraviglia invece il presidente del Consiglio, quello delle Infrastrutture. Abbiamo fatto questo governo perché tutto cambi, non per far restare tutto come prima. Certo ora c'è l'emergenza, ma nella fase pre-Coronavirus non si è mosso niente sui decreti sicurezza. E anche sul Mes, ad esempio, mi sembra che siamo fermi alle vecchie battaglie di principio.

Basta battaglie ideologiche, più concretezza?
Certo, perché alla fine il paradosso è che Conte rischia di finire prigioniero degli stessi slogan di Salvini: la Trojka, l'Europa matrigna, rinunciando così a 37 miliardi che possono essere immediatamente resi disponibili dal Mes senza alcuna condizione. È grazie al grande spirito di abnegazione degli italiani e grazie agli interventi economici dell'Europa se siamo in piedi pronti a ripartire.