04/09/20
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Decreto Semplificazioni, Renzi: "Il Piano Shock è diventato legge; ha vinto l'Italia e ha vinto la politica"

Pubblichiamo, qui di seguito, il testo del discorso tenuto da Matteo Renzi il 4 settembre 2020 in Aula.

Signor Presidente, signori Ministri, onorevoli colleghi, oggi, per Italia Viva, è un giorno di festa. Aver portato all'attenzione di questa maggioranza e poi di questo Parlamento quello che noi abbiamo definito il Piano Shock e che oggi assume la denominazione di decreto semplificazione è un risultato politico importante. Nel momento in cui diciamo che sbloccare i cantieri serve a far ripartire l'Italia, diamo atto al Governo di essere stato di parola. Un osservatore dei tempi che stiamo vivendo che io ammiro molto, che si chiama Massimo Recalcati, sostiene che c'è un tabù nel dibattito politico di oggi. È il tabù della gratitudine. È come se esprimere gratitudine fosse un qualcosa di talmente fuori moda, démodé, inconsueto, da suonare strano.

Io qui, oggi, voglio esprimere gratitudine verso il Presidente del Consiglio, verso i membri del Governo, verso la maggioranza, verso tutto l'arco parlamentare, perché oggi si fa chiarezza su un punto che noi di Italia Viva avevamo posto. Quando, lo ricorderete, perché la maggioranza lo ha osservato e l'opposizione ci ha attaccato, noi abbiamo posto un tema di distanza e di dissidio, anche nei confronti della maggioranza, in un determinato momento nella primavera del 2020, molti osservatori hanno detto: chissà cosa chiederanno quelli di Italia Viva, quanti posti, quanti Sottosegretari, quanti Ministeri.

Ebbene, i posti sono sempre quelli di prima. Noi non abbiamo chiesto posti, ma abbiamo chiesto l'assunzione della responsabilità politica di dire che questo Paese riparte dalle infrastrutture e dai cantieri, non dai sussidi e dall'assistenzialismo. Il Presidente del Consiglio, su questo, è stato di parola, perché il decreto semplificazioni è la risposta alle nostre richieste. È sufficiente? Lo vedremo. Non è l'atto che noi sognavamo, ma riconosciamo che in quell'atto c'è molto di quello che chiedevamo. E riconosciamo che questo è stato possibile per uno sforzo da parte di tutti, ma anche perché dobbiamo imparare dalla storia del nostro Paese.

La storia del nostro Paese è una storia nella quale, se guardiamo gli ultimi anni, gli episodi di maggiore successo sono episodi che hanno visto la presenza, come il decreto semplificazioni prevede, di commissari e di procedure semplificate. Astrattamente, questo è discutibile. In un Paese normale, le cose funzionerebbero a prescindere dalle strutture commissariali. Ma chi fa politica affronta la realtà, non il proprio pregiudizio ideologico. Se oggi Pompei non fa più notizia per i crolli, ma fa notizia perché le persone sono tornate a riscoprirne la bellezza, è perché si è scelta una procedura commissariale affidandola, qualche anno fa, a un importante generale dell'Arma dei carabinieri. Se l'Expo ha permesso a Milano di tornare ad essere una capitale europea, è stato grazie a quelle strutture commissariali che hanno permesso la realizzazione di un evento che, nella primavera del 2014, sembrava impossibile. Allo stesso modo, il ponte di Genova oggi sta lì a dimostrare che l'Italia sa fare le cose per bene se vuole. Accanto a questo, però, signor Presidente, abbiamo il dovere della franchezza.

Ci sono anche delle pagine, anche adesso, di brutta politica. C'è il ponte di Genova che, con il dolore dei caduti e con la capacità degli operai, è ripartito, ma c'è anche un ponte, a pochi chilometri di distanza, al confine tra Liguria e Toscana, il ponte di Albiano Magra, che è caduto, si è accartocciato su se stesso sei mesi fa e che è ancora lì nelle stesse identiche condizioni. Nel momento in cui io dico bravo e ringrazio per aver sbloccato il piano shock, io dico anche al Governo che si deve fare molto di più. Non è, infatti, pensabile che quell'episodio, che non ha fatto notizia semplicemente perché, fortunatamente, in pieno lockdown non ci stava passando praticamente nessuno, sia un episodio di serie B. Ci sono tanti ponti, come quello nel Comune di Aulla, che sono ancora bloccati. Insomma, signora Presidente, il decreto di oggi è un passo in avanti.

Il Piano Shock diventa legge. È un fatto positivo, ma c'è ancora moltissimo da fare. Provo rapidamente a sintetizzare le tre sfide che, secondo me, abbiamo di fronte a noi. la prima è un tema che riguarda le città d'arte. Noi dobbiamo avere consapevolezza che le città d'arte rischiano di essere spazzate via dalla pandemia, almeno nel breve periodo. Certo, nessuno ammazzerà mai Firenze, Venezia o Roma, ma queste città hanno una sofferenza doppia. In questo decreto abbiamo misure importanti per alcune città. Da senatore eletto nel collegio di Firenze sono molto felice della norma prevista non dai lavori parlamentari, ma direttamente dal Governo sullo sblocco dell'aeroporto e sono molto felice del fatto che si capisca che l'investimento sugli stadi non è un giocattolino per i tifosi, ma un pezzo di economia dello sport che si traduce in posti di lavoro e ricchezza.

Ringrazio i colleghi parlamentari che hanno unito la loro firma alla mia sull'emendamento che permetterà di non avere il vincolo delle soprintendenze sugli stadi. Sulle città d'arte non si va solo con stadi o aeroporti. Lo dico con molta forza: dobbiamo avere l'intelligenza, come ha proposto, ad esempio, un funzionario dello Stato, il prefetto di Firenze, di andare verso il sistema delle zone franche urbane nelle città d'arte - vedo persone che conoscono le città d'arte per tanti motivi - oppure avremo una sofferenza particolarmente vera in queste realtà per i prossimi due o tre anni. Vengo al secondo punto. Oggi c'è la divisione profonda tra chi crede che la ricostruzione passi dai ponti e chi pensa che la ricostruzione passi dai muri. Non voglio citare il grande pensiero di Giorgio La Pira, ma nel momento in cui si riparte si deve scegliere il modello culturale che si vuole per il Paese.

Io penso - lo dico con rispetto verso i compagni di esperienza, ancorché avversari politici, di Fratelli d'Italia e della Lega - che l'idea del sovranismo abbia mostrato i suoi limiti e ne abbiamo già parlato. Penso che il lockdown abbia dimostrato come l'Italia abbia tutto tranne che l'esigenza del sovranismo. L'Italia è un Paese che ha bisogno di essere spalancato sul mondo; ha bisogno di globalizzazione e di essere aperto perché, se blocchiamo i prodotti, i turisti e le merci, rendiamo il Paese più debole e, quindi, credo che ci sia bisogno di costruire ponti e non muri. Il secondo e penultimo punto del mio intervento è che c'è bisogno di una riflessione su questi temi. Noi abbiamo un'enorme quantità di denari (208 miliardi di euro) che vengono dall'Europa e che devono essere spesi nelle prossime settimane, mesi e anni. Su che modello di sviluppo li mettiamo? Io penso che lo sblocca Italia, il decreto semplificazioni che stiamo approvando e il piano choc vadano nella direzione di essere un Paese che crea posti di lavoro nei cantieri e non sussidi e assistenzialismo e sono contento di questo.

Il modello di sviluppo delle infrastrutture è il grande punto di discussione dei prossimi anni. Signor Presidente, vengo alla conclusione: c'è un terzo elemento che si pone e lo dico in questo caso al Governo. Avete fatto bene a intervenire cercando di far sì che il coronavirus fosse innanzitutto bloccato. Vorrei che da quest'Aula arrivasse un messaggio anche in queste ore di grande vicinanza e affetto per tutti coloro che sono ancora in prima fila a combattere contro il coronavirus, ovvero gli infermieri, i medici e anche chi sta soffrendo per il coronavirus. (Applausi).

Signor Presidente, per il suo tramite vorrei rivolgere un affettuoso augurio di pronta guarigione al presidente Silvio Berlusconi perché penso che questo sia un segnale di grande rispetto verso un uomo delle istituzioni del quale sono stato e sono avversario politico, ma che in questo momento sta vivendo un momento di difficoltà. (Applausi). Signor Presidente, una volta che abbiamo detto che il coronavirus c'è ed è l'occasione di combattere contro un grande problema, ma anche di ripartire, il terzo e ultimo punto è molto semplice: dopo le elezioni regionali, il Governo e la maggioranza dovranno avere la forza di venire in Parlamento e chiarire in modo organico, strategico e visionario, se possibile, come intendiamo affrontare la grande occasione del Recovery Fund, dei 200 miliardi e - io dico - anche del MES e del programma SURE.

Mi spiego in un altro modo: dobbiamo venire in Parlamento a spiegare il nostro disegno per i prossimi tre anni oppure non ci sarà possibilità alcuna per la politica di svolgere un ruolo. Ecco perché dico che il Governo, che fortunatamente rispetto al Governo precedente segue più Macron e Merkel che i gilet gialli e Alternative für Deutschland, deve prendere esempio da ciò che ha fatto Macron ieri: 100 miliardi, 20 pagine spiegate bene e una visione per i prossimi anni. Dopo le elezioni regionali attendiamo il Presidente del Consiglio in Aula per un grande dibattito su questi temi. Nel frattempo, Italia Viva vota la fiducia convintamente. Il Piano Shock è diventato legge; ha vinto l'Italia e ha vinto la politica.