17/03/20
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Coronavirus, Scaramelli: "I miei giorni con il virus, tra dolori e cautele"

intervista di Orlando Pacchiani, "la Nazione", 17 marzo 2020.

Da nove giorni sta lottando, insieme alla moglie e alla figlia. «Stiamo affrontando il lento decorso, con qualche picco di dolore ma lievi miglioramenti, soprattutto con mille cautele per il figlio piccolo che non è risultato positivo». Stefano Scaramelli, consigliere regionale di Italia Viva, si è trovato catapultato in un attimo dal ruolo di presidente della commissione sanità a quello di contagiato da coronavirus numero 115 in Toscana. «Sono passati nove giorni, ora stiamo viaggiando verso quota mille...», osserva.

Scaramelli, prima di tutto: come state? Come sono passati questi giorni dal punto di vista sanitario?
«Abbiamo accusato febbre, anche se non altissima, e soprattutto forti dolori alla testa e poi alle ossa, all'inizio difficili da sopportare. Ora la situazione sta lentamente migliorando».

Siete rimasti a casa? E quali sono i contatti con i medici?
«Non abbiamo riscontrato complicazioni particolari di tipo respiratorio, in casi come questi è giusto restare a casa e lasciare i posti in ospedale a chi ha problemi polmonari. Siamo in contatto costante con il medico di famiglia e con l'Asl, ci curiamo con antidolorifici e antinfiammatori, non essendoci protocolli specifici».

Come siete organizzati per la quotidianità?
«Alcuni alimentari in zona fanno il servizio a domicilio, con tutte le precauzioni: lasciano la busta della spesa fuori dalla porta e quando sono andati via usciamo a prenderla. E i volontari della Pubblica assistenza si occupano della consegna dei farmaci».

C'è anche una componente psicologica da affrontare...
«Con il figlio più piccolo proviamo a sdrammatizzare, l'impegno quotidiano è per evitare che abbia la percezione di stare con persone ammalate. Cerchiamo di tutelare la sua salute più possibile, con servizi igienici separati, evitando contatti troppo diretti. È una sfida difficile, ma ci aiuta a trascorrere la giornata in maniera serena».

Come si è sentito di fronte alla scoperta della malattia?
«All'improvviso ti scopri vulnerabile, speri che non arrivino mai le complicazioni polmonari. Ti affidi alla preghiera, alla speranza, forse al destino. Ma soprattutto confidi che il sistema sanitario toscano continui a reggere, come ha fatto finora».

Crede che la risposta iniziale sia stata adeguata?
«Personalmente sono sempre stato per la linea rigida della chiusura, era il 21 febbraio quando presi posizione a sostegno di Burioni. Poi sono arrivate le misure di tutela e contenimento che ho rispettato, al punto che sarei sicuro di non aver trasmesso la malattia a nessuno».

Non mancano le critiche per l'indebolimento del sistema sanitario italiano.
«Credo che questo sia più che mai il momento per confermare la grande valenza dei sistemi sanitari pubblici, quando hanno un approccio universalistico. È la Toscana in questo è un modello europeo. Solo un sistema sano e in equilibrio ci ha permesso di arrivare pronti a questo appuntamento».

Promuove la sanità toscana?
«Promuovo il modello, ma soprattutto rivolgo un plauso incondizionato a tutti gli operatori del settori, medici, infermieri, tecnici di laboratori, personale di supporto. E come loro chiunque in questa fase non molla e svolge una funzione sociale straordinaria, da chi consente di tenere aperti alimentari e supermercati, a chi lavora nelle farmacie, a chi trasporta beni necessari. È il loro esempio che aiuta tutti, a partire chi si è ammalato».

Ha un senso parlare ora di elezioni regionali?
«Ora è inutile, bisogna solo lavorare tutti per la tenuta dell'apparato sanitario. lo mi sono fermato nei tre giorni in cui il dolore era insopportabile, poi da casa ho ripreso il mio impegno, i contatti con i direttori generali, con l'assessorato, per cercare di dare il mio contributo. È il mio dovere, è l'unica cosa da fare».