04/02/21
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Conzatti: "Una rottura non preordinata. Ora avanti con chi ci sta"

L'intervista pubblicata dal "Corriere del Trentino", 4 febbraio 2021.

"Abbiamo fatto il possibile per trovare un accordo sulla nascita di un governo politico, ma abbiamo anche dato sempre la nostra disponibilità all'ipotesi di un governo istituzionale". La senatrice Donatella Conzatti riassume così le posizioni di Italia Viva delle ultime ore, quelle che hanno portato il Presidente della Repubblica a conferire l'incarico di formare un nuovo governo a Mario Draghi.

Ma se l'obiettivo di Matteo Renzi era l'azzeramento di Conte e dei 5 Stelle, e se fin dall'inizio si sapeva che si sarebbe arrivati fin qui, non si poteva evitare di perdere tempo con un improbabile negoziato sul Conte Ter?
Il nostro tentativo è stato onesto, davvero, non c'era nulla di preordinato. I temi posti sul tavolo erano chiari, e sono gli stessi che ha elencato lo stesso Mattarella. E gli stessi che ha elencato Mario Draghi dopo l'accettazione dell'incarico.

La pandemia, il piano vaccinale, il Recovery Plan. Questi?
Sì, questi, che sono fondamentali per il Paese. Il Recovery è ancora incompleto in punti sostanziali: tuttora manca una cabina di regia e sappiamo già che andrà riscritto perché non corrisponde alle linee guida europee che chiedono investimenti, non bonus.

Molti sono contenti dell'incarico all'ex presidente della Bce, ma sono tanti quelli che accusano di aver fatto cadere Conte.
Oggettivamente, e tecnicamente, Conte si è dimesso per evitare la sfiducia sulla relazione al Senato del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Che non sarebbe passata non solo perché sarebbero mancati i voti di Italia viva... In molti non condividono l’impostazione giustizialista.

Ma non si può nascondere che la popolarità di Matteo Renzi sia in discesa. Spesso il partito che causa una crisi viene punito dall’elettorato...
Qualcuno diceva che più che alle elezioni un politico deve pensare alle prossime generazioni. Se guardassimo i sondaggi, e agissimo in base alle opportunità, saremmo populisti tanto quanto i populisti che noi avversiamo. Ora pensiamo al Paese, e Draghi può essere l’occasione per farlo autorevolmente.