Intervista a Enrico Borghi per «Il Dubbio» del 12-08-2026
di Giacomo Puletti
Senatore Borghi, si parla molto di una candidatura di Renzi alle primarie del Campo largo (sempre che si facciano) o comunque di un esponente di area centrista, magari un sindaco o sindaca di una grande città, che ne pensa?
«Noi stiamo conducendo l'esperimento delle "Primarie delle Idee", che sta andando molto bene, sia allargando il perimetro del consenso sia portando idee fresche e nuove che saranno preziose. È chiaro che a valle di questo percorso arriveranno le scelte. Matteo Renzi sta lavorando, con generosità, alla costruzione di una proposta intorno a Silvia Salis. La sindaca di Genova è il nostro punto di riferimento. Vedremo se cambierà idea sulle primarie, e se non lo farà prenderemo in considerazione le alternative. Ma quello che è certo è che Italia Viva ha le firme, i gruppi parlamentari e le risorse, oltre come ho appena detto le idee. Noi ci saremo e saremo protagonisti. Onorato? Quello non è un partito di sindaci, è un assessore che si è fatto un partito. Massimo rispetto, ma la politica per noi è un'altra cosa»
Ci sono questioni sulle quali c'è accordo tra le componenti del Campo largo, come sanità o lavoro, ma resta il grande tema della politica estera, come si vede dalle recenti risoluzioni sulle spese per la Difesa: come si risolve?
«Con la chiarezza della politica. Io penso che nel nostro programma ci debba essere scritto a chiare lettere che la cooperazione internazionale, basata sul multilateralismo e sul rispetto delle regole ONU, è essenziale per la pace globale e la difesa dei valori democratici di fronte alle crisi geopolitiche odierne. E che Unione europea e NATO - che si devono riformare alla luce dei grandi cambiamenti - sono i pilastri incrollabili della politica estera italiana. Multilateralismo, difesa della pace, rapporto transatlantico, integrazione europea: su questi capisaldi si può scrivere un programma unitario»
A proposito di politica estera, Giuseppe Conte continua a farsi portavoce di una posizione sulla Russia ben diversa dalla vostra, ma anche da quella di Schlein: lei pensa che la Russia costituisca una minaccia per l'Europa?
«Non lo dico io, lo dicono i fatti. La Russia sta rafforzando la presenza dei propri sottomarini nel Baltico e nel Mediterraneo. Si registrano sempre più violazioni degli spazi aerei europei da parte di droni provenienti da Est. Nel novembre dello scorso anno gli Inglesi hanno rivelato l'ingresso di una nave spia russa nelle loro acque, con puntamento laser contro le navi di Sua Maestà. Più in generale, Mosca mette costantemente alla prova la capacità di reazione europea. Lavorando anche sugli scenari della guerra ibrida. Fomentando da un lato scenari di crisi decisivi per l'Europa (il Sahel, la Libia, i Balcani) e tentando di influenzare il funzionamento delle nostre democrazie. Nel Novecento si usavano i carri armati per entrare a Budapest o a Praga; oggi si spostano gli immigrati e si fa leva sull'algoritmo. Questi sono fatti. E la Storia non è mai stata tenera con i sonnambuli»
C'è un mondo centrista, da Calenda a Picierno, che scommette sul "pareggio" e dunque sul fallimento del cosiddetto "bipopulismo": perché non ritenete fattibile un'alternativa di centro e vi siete schierati apertamente con il Campo largo?
«Singolare posizione. Non ho mai visto, quando si lancia la monetina in aria, fare il tifo perché si fermi in verticale anziché cadere su un lato e dare il risultato. Concezione elitaria e aristocratica per la quale i voti si pesano, e non si contano. E che, nei fatti, è un favore oggettivo alla destra e a Giorgia Meloni. Calenda si vanta di essere liberale. Ma dovrebbe ricordare che lo era anche Facta... Siamo seri: nel 2027 si vota in quattro paesi europei decisivi: Francia, Spagna, Polonia e Italia, mentre in Germania si eleggerà il presidente della Repubblica. Il discrimine storico sarà tra chi vuole far vincere il nazionalismo sovranista e chi vuole il federalismo europeo. Noi siamo con convinzione con questa seconda ipotesi, per gli Stati Uniti d'Europa. La destra italiana è per la prima. In mezzo ci sono solo i sogni di mezza estate»
A proposito di populismo, sull'immigrazione vediamo un governo che sembra inseguire in parte Vannacci, ma con la sponda anche di governo socialdemocratico come quello danese: crede che sia necessario un cambiamento di approccio da parte dell'Ue sul tema?
«C'è già stato, e in peggio. Il nuovo Patto sulle migrazioni e asilo dell'Unione Europea, voluto con forza da Giorgia Meloni, è un clamoroso boomerang per l'Italia e un passo indietro per un'Europa solidale. Mantiene nei fatti il regolamento di Dublino, e come si vede con l'atteggiamento di Merz ci fa diventare -come dicevano da destra- il "campo profughi dell'Europa". Su questo però il centrosinistra non può agire a specchio, contrapponendo buonismo a trucismo. Serve una posizione organica e razionale, fondata su una immigrazione controllata, distinguendo gli aventi diritto da chi non li ha. E su questo serve un nuovo modello con i paesi di partenza, che punti alla co-responsabilizzazione in luogo della logica "bancomat" con la quale appaltiamo oltre il mare la incombenze di trattenimento. E questa cosa si può fare solo con la sovranità europea, non con i centri "modello Albania" che sono baracconate costose e inefficaci. Torniamo alla politica: europeismo versus nazionalismo»
La crisi dei migranti ha portato allo scontro tra Italia e Spagna: che ne pensa?
«Che è una pessima notizia, ed è un errore grave del nostro governo. Dividere il fronte dei paesi mediterranei sul tema dell'immigrazione significa renderci tutti più deboli a livello europeo, e non sono gli statement con qualche paese scandinavo a risolvere il problema. Ceuta è stata la prova della cattiva coscienza di Meloni, che non crede all'integrazione europea e che corre dietro alle suggestioni dei modelli MAGA. E sarebbe magari il caso che approfondisse quanto di manovra ibrida c'è dietro questa pianificata azione di assalto ad una exclave spagnola. Perché oggi capita lì. Ma se domani accadesse a Lampedusa»
