parlamento

Borghi: «Non sono tornate le brigate rosse, chi lo dice fa solo propaganda»

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

Intervista a Enrico Borghi per «La Repubblica» del 17-02-2026

di Giuliano Foschini

Enrico Borghi, senatore di Italia Viva e membro del Copasir.

Lei in Parlamento si occupa da anni di sicurezza internazionale. Ma davvero, come dice il governo, è tornata la stagione degli attentati e c’è il rischio, per citare il ministro Nordio, di un ritorno delle Br?

«Confondere la stagione del terrorismo degli anni Settanta, che ha provocato centinaia di morti, con la situazione attuale è un’operazione pericolosa. E falsa. È propaganda pura. E contemporaneamente non aiuta a comprendere la complessità dei problemi».

Quali problemi?

«C’è chi ha piccoli interessi politici a coltivare un allarmismo istituzionale assolutamente ingiustificato. Se i treni arrivano in ritardo la responsabilità è del ministro Matteo Salvini, non certo di fantomatici sabotaggi. E quello che sta accadendo non giustifica alcun passaggio emergenziale».

Cosa significa?

«Dal settembre 2024 si è creato un clima che rischia di diventare un brodo di coltura per legislazioni emergenziali. È l’opposto di ciò che dovrebbe fare chi governa: servono responsabilità e capacità di analisi più profonda, non parole al vento. Ho avuto l’onore di conoscere Virginio Rognoni. Mi disse che il principale successo dello Stato democratico negli anni Settanta fu aver sconfitto il terrorismo e la strategia della tensione senza ricorrere a leggi speciali, nonostante in molti le chiedessero. Oggi sembra il contrario: si evoca l’emergenza prima ancora di aver compreso la natura del fenomeno».

Lei che idea si è fatto?

«Ho l’impressione che siamo davanti a un doppio déjà-vu. Da una parte c’è chi agita lo spettro dell’insurrezionalismo interno per ragioni politiche. Dall’altra c’è la tentazione di etichettare in modo sbrigativo episodi complessi, senza considerare che spesso si tratta di azioni coordinate, compiute da professionisti e inserite in uno scenario più ampio».

Quale scenario?

«Le informative dell’intelligence hanno indicato possibili connessioni e rischi di natura globale, legati a minacce ibride e a dinamiche internazionali che non possono essere liquidate con slogan. Nel 2023 e nel 2024 abbiamo visto attività di sabotaggio e attentati in diversi Paesi europei: incendi a centri commerciali in Polonia e nei Paesi baltici, arresti di cittadini polacchi e bielorussi ingaggiati, talvolta a loro insaputa, da reti riconducibili alla Russia, fermi in Germania di cittadini di origine russa sospettati di pianificare azioni contro basi Nato. Qualcuno può fare la manovalanza, ma la regia spesso è altrove».

Sta dicendo che in Italia sono stati i russi?

«Sto dicendo che bisogna evitare grandi calderoni che non aiutano a capire cosa sta accadendo. Anche in casi come gli attentati ferroviari durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, dove è stata evocata una matrice insurrezionalista, sullo sfondo aleggia il tema della guerra ibrida. È lì che bisogna concentrare l’attenzione, seguendo gli alert lanciati dalla nostra intelligence. Bisogna agire con preparazione e responsabilità. Tutto il contrario di quello che sta facendo il governo».