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Bonetti: "Nel terzo millennio non si può morire di lavoro. Senza sicurezza non ci sono progresso e sviluppo"

Intervista di Piero Fachin, "la Nazione", 3 maggio 2022.

«Inaccettabile. La morte di Luana D'Orazio è una tragedia inaccettabile, di cui insieme a lei sono state vittime suo figlio, la sua famiglia, le persone che l'hanno amata. A lei, a loro, a tutte le vittime, dobbiamo un impegno corale a fare in modo che sul lavoro non si muoia più. Serve un nuovo patto di Paese. Perché nel "cantiere Italia", come l'ha chiamato il presidente Mattarella, il progresso e lo sviluppo devono andare di pari passo con la questione sicurezza». Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità del governo Draghi, ripensa a un anno fa, quando. Luana D'Orazio, che aveva 22 anni, in sette secondi - sette secondi esatti - fu agganciata e poi inghiottita da un orditoio nell'azienda tessile dove lavorava.

Poche ore prima, quel 3 maggio, dopo aver dormito col fidanzato, aveva baciato il suo bambino e si era messa all'opera, col suo contratto di apprendista da mille euro al mese. Perché così si vive e così si muore tra Pistoia e Montemurro, provincia di Prato. Oggi per questa vita dissolta nello spazio di sette secondi sono a processo tre persone. Omicidio colposo e omissione dolosa delle protezioni al macchinario, le accuse contestate dalla Procura della Repubblica.

Ministra, con 1.095 uomini e 126 donne morti sul lavoro solo nel 2021, possiamo ancora pensare che il sacrificio di Luana non sia stato invano? Sua madre dice che questa é una guerra, dal 2018 ad oggi i morti sul lavoro sono stati più di quattromila.
«Tutto questo dolore ci impone di rinnovare con concretezza e rigore il nostro impegno a fare tutto il possibile perché nessuna donna, nessun uomo perdano più la vita sul posto di lavoro».

Il problema, forse, è il come. Come passare al fatti, perché intanto di lavoro muoiono tre persone al giorno.
«La nostra Repubblica è fondata sul lavoro e lo sforzo per rendere il lavoro dignitoso e sicuro deve essere prioritario. Il 15 ottobre del 2021 il governo ha approvato nuove norme per arrivare alla piena sicurezza sui luoghi di lavoro».

Ma esiste un tema di verifiche e controlli. Pochi, e non sempre efficaci.
«Abbiamo inasprito le sanzioni per le imprese che non rispettano le regole previste. Le verifiche e i controlli, a partire dall'Ispettorato nazionale, sono stati rafforzati. E sui territori, comunque, i presidi di controllo devono agire in sinergia: c'è l'ispettorato, ci sono le Asl, e ci sono le forze dell'ordine. Ma non bastano i controlli. C'è un ulteriore aspetto cruciale».

Quale?
«Quello della cultura della sicurezza. Serve un nuovo patto con le aziende, con i lavoratori e le parti sindacali perché la cultura della sicurezza diventi imprescindibile. La formazione di un lavoratore e di una lavoratrice devono essere una priorità all'interno dei processi di ogni impresa».

Formare tuttavia costa, e le imprese - soprattutto quelle piccole - vogliono o devono risparmiare.
«Non è cosi. Abbiamo imparato che la produttività si raggiunge pienamente solo se il lavoro avviene in assoluta sicurezza. La sicurezza in realtà è un interesse condiviso, permette di costruire un lavoro non solo più dignitoso ma capace di valorizzare al meglio le competenze di tutti. La sicurezza genera valore sociale».

La madre di Luana, Emma Marrazzo, insiste perché ogni lavoratore sia formato all'uso del macchinario su cui opera. «Mia figlia - dice - se fosse stata formata meglio oggi sarebbe viva». Cosa le risponde?
«Ha perfettamente ragione. È pieno diritto di ogni lavoratrice e ogni lavoratore ricevere una formazione piena sul tipo di mansione che deve svolgere. Piena e aggiornata. Nel piano del governo è previsto che l'Inail metta a punto con le aziende dei percorsi adeguati di formazione. Anche questa è innovazione, e con il Pnrr oggi il Paese è in grado di affrontare le sfide che l'innovazione propone. La cultura della formazione tecnica, in un'epoca di cambiamento, è importantissima».

Soprattutto per i giovani.
«Dobbiamo insistere per garantire ai giovani il diritto di realizzare i loro sogni. Quel diritto che a Luana è stato negato».

Se oggi potesse parlare a Luana, che cosa le direbbe? (la Ministra trattiene il fiato, poi però risponde)
«Che il suo sorriso non si spegne se sappiamo farne il nostro impegno per la giustizia sociale, l'impegno a fare di più e a fare meglio. Da una assurda e terribile ingiustizia si può ripartire con tenacia, con più coscienza e rigore».

Cosa vuol dire, per lei, «mai più»?
«Per una donna delle Istituzioni il mai più non è un annuncio ma un impegno ad agire concretamente, passo dopo passo, perché il lavoro, a partire da quello femminile, sia qualificato, dignitoso e sicuro».