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Bonetti: "C'è spazio per un centro riformista. Ma ci si deve decidere a giocare in squadra"

Intervista di Eugenio Fatigante, "Avvenire", 15 giugno 2022.

Ministra Elena Bonetti, quali sono i messaggi che arrivano da queste elezioni?
Questo voto ha certificato che è iniziato un processo per costruire una proposta politica centrale e riformista, che il Paese attende e ha saputo riconoscere - risponde la titolare del dicastero della Famiglia e delle Pari opportunità, di Italia Viva -. Infatti vincono di più le figure di ricomposizione e perdono i populismi. Un altro dato evidente è che nel Paese c'è un impegno civico importante che si sta mettendo in campo, anche in politica. In negativo, però, voglio sottolineare che restano troppo poche le donne elette.

Sostenere però che «il centro riformista è il vero vincitore», come fa il vostro leader Matteo Renzi, non è un eccesso di ottimismo?
La politica deve dare risposte ai bisogni e rianimare le speranze. Non è ottimismo, ma si tratta di lettura della realtà: il bisogno di un centro che orienti e ricomponga le posizioni superando le barricate è evidente, non costruirlo sarebbe abdicare a una responsabilità, che io e il mio partito sentiamo per intero.

Un aspetto poco sottolineato è l'affermarsi, in entrambi gli schieramenti, di figure più moderate: penso ad esempio a Buccia Genova o al parziale successo, al primo turno, di Tommasi a Verona, ma anche a casi legati a liste civiche. La scelta del profilo idoneo vale più delle alleanze?
Il punto centrale è la proposta: ci si misura sulla migliore, sulla quale poi si costruiscono le alleanze e si scelgono i profili che, come dicevo, premiano quelli più orientati a ricomporre che a dividere. Questa è stata la scelta di Italia Viva: guardare con concretezza ai territori e portare avanti la miglior proposta riformista, in grado di garantire sviluppo e futuro. Su questo patto sono stati eletti tanti nostri amministratori.

L'arretramento della Lega a vantaggio di Fdi che tipo di segnale è?
Non sono gli unici ad aver perso elettorato, veda la débacle del Movimento 5 Stelle. È la doppia retorica di Salvini e Conte a non pagare, due leader che stanno in un governo riformista salvo poi confermarsi saldamente populisti a colpi di slogan.

Il Partito democratico chiede ora lo stop ai veti reciproci. Per voi vale ancora verso M5S o è possibile un discorso nuovo che ricomprende i pentastellati?
Non si tratta di veti, ma della necessità di stare chiaramente e senza ambiguità nel campo riformista. Questo vale anche per le alleanze.

Renzi insiste nel parlare di uno spazio politico che chiama «area Draghl/Macron». Il presidente del Consiglio, però, non è un leader nell'agone politico. È possibile costruire un'area che non abbia già un leader definito?
Il presidente Draghi sta animando una politica che sta sulle riforme, sa ricomporre e sa rivolgersi all'intero Paese e non alle singole parti. Questo è il riformismo: stare nel centro del Paese per saper comprendere nel processo di riforma tutte e tutti. In questo senso la politica di Draghi rappresenta una vocazione maggioritaria e sta già indicando un metodo. L'area c'è, va costruito un progetto politico che a questo metodo dia prospettiva e stabilità.

Per Italia Viva si avvicina il tempo delle scelte, in vista delle elezioni politiche del 2023. Quali passaggi auspica per la costruzione di un cosiddetto terzo polo?
Iniziare a passare dalle parole ai fatti: questo è un tempo che non bisogna sprecare. Per animare una proposta riformista di centro ci si deve decidere a giocare in squadra, senza perdere troppo tempo, a entrare in campo con una proposta chiara che va costruita nel dialogo e nella mediazione, coinvolgendo tutte le energie, anche nuove, che nel Paese ci sono e aspettano di poter contribuire. In questo percorso le donne e la loro leadership saranno determinanti. Il progetto di unire le forze riformiste è possibile, c'è spazio per farlo e Italia viva c'è. Adesso serve il coraggio di iniziare insieme una pagina nuova per il Paese.