Famiglia pari opportunità

Al via il Codice della Parità di Genere. Bonetti: "Possiamo cambiare le leggi e la cultura. Ora il Pnrr ce ne dà la possibilità"

La Ministra Bonetti a colloquio con Carlotta Magnanini, per "D - la Repubblica delle Donne", 2 luglio 2022. 

L’Italia è solo 14ª nel Global report sulle pari opportunità: molto indietro rispetto alla media europea. Ne parliamo con la ministra Elena Bonetti che ci spiega come funzionano il Family Act e il Codice della Parità di genere.

Mind the gap, attente al gradino. Quello che per le donne rappresenta asimmetrie – di opportunità, carriera, retribuzioni e leadership – in ogni settore. E in particolare sul lavoro, vera cartina tornasole del divario di genere. Elena Bonetti, Ministra alle Pari opportunità e Famiglia, sta provando a cambiare le cose, come altre prima di lei. Ma questa donna ha mente matematica e idee concrete, e così ha messo in atto un primo passo verso la rimozione dell’ostacolo più grande sul cammino della parità.

Classe 1974, origini mantovane, sposata e con due figli, Bonetti è al timone del dicastero per la seconda volta (prima con Conte, ora con il governo Draghi). L’approvazione del Family Act, articolato in una serie di interventi a sostegno delle famiglie, valorizzandone i ruoli e suddividendoli in modo più equo tra i genitori, è una sua conquista. Varato ad aprile, il piano fa parte di una strategia che va oltre gli aiuti economici, e spiana la strada a un’altra legge, la 125/2022: il Decreto per la Parità di genere. Per la Ministra è lo strumento più radicale e utile per pareggiare gli squilibri nelle opportunità, nei trattamenti, nei salari e nella finanza delle donne rispetto agli uomini. Il divario esiste in ogni settore. «Ma in campo lavorativo è ancora più pesante ed evidente».

Un passato da ricercatrice e docente, racconta che «è nella carriera accademica che ho patito le maggiori discriminazioni», e proprio le esperienze vissute sulla propria pelle l’hanno aiutata ad elaborare una strategia. «Le aree su cui concentrare i nostri interventi sono: una giusta suddivisione delle mansioni, l’equa retribuzione degli stipendi, il riconoscimento delle stesse competenze e degli stessi incentivi». In passato si puntava ad abbassare il gap partendo dall’alto, da quel famoso “soffitto di cristallo”, espressione creata 44 anni fa dalla scrittrice Marilyn Loden (esperta di questioni di genere e sostenitrice delle diversità), che difficilmente le donne arrivavano a sfondare. Come se le discriminazioni esistessero solo ai vertici, e come se le quote rosa dei board dovessero essere l’unico strumento su cui fare leva. Ora è evidente che «la disparità va affrontata dal basso e dall’alto, da destra e sinistra, in modo strutturale. I governi precedenti hanno approvato leggi stravolgendo il vero significato della Costituzione italiana, che ha sempre sostenuto la parità come base imprescindibile della democrazia». Motivo in più per battersi con azioni combinate: «Agendo su più piani, attraverso interventi nazionali, che coinvolgano governo e imprese, promuovendo la formazione delle giovani, riconoscendo il ruolo della leadership femminile». Un’unione di forze «inedita in Italia per un settore come questo».

Punto chiave e operativo di questa sinergia è l’introduzione di un Codice della Parità di genere, con tanto di certificazione per quelle aziende virtuose – piccole e grandi, medie e piccolissime – che vogliano aderire e dimostrino di attenersi a norme e regolamenti che possano ridurre, all’interno della loro struttura, il gender gap: valorizzare le carriere femminili, offrire welfare e politiche inclusive». Sarà insomma come un “bollino di garanzia” la certificazione in vigore a partire da questo mese e porterà vantaggi non solo alle lavoratrici (dalle manager più vicine al famoso soffitto alle neoassunte, molto più distanti), ma anche alle aziende messe a dura prova dalla crisi e dal Covid. «Chi vorrà ottenere il certificato avrà l’obbligo di una rendicontazione più etica e trasparente», spiega la Ministra, «in compenso otterrà notevoli vantaggi, sgravi fiscali (fino a 50 milioni di euro, ndr) e concessioni di appalti». Le aziende potranno puntare ai 400 milioni stanziati per l’imprenditoria femminile provenienti dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Investimento che porterà anche benefici per la reputazione delle imprese».

Basterà tutto questo a dare una svolta alla situazione delle lavoratrici? «Il nostro Paese è molto indietro rispetto alla media europea: siamo al 14° posto, secondo il Global gender gap report», dice la Ministra Bonetti. La colpa è di leggi sbagliate o poco lungimiranti ma anche di una cultura e di una mentalità che in Italia hanno un peso enorme. Alla presentazione milanese del Barometro Donne e Moda – quella organizzata da Pwc, in cui l’imprenditrice emiliana Elisabetta Franchi annunciò di avere trovato la formula giusta: assumere solo donne over 40, perché «non creano tutti quei problemi con le loro maternità» – Bonetti era ospite ma, collegata da Palazzo Chigi, proprio durante quell’intervento si stava occupando di altro. «Ho saputo solo a convegno finito» ammette la Ministra. Un’occasione persa, vuole rimediare rispondendole ora? «Le avrei detto che sono le gestioni aziendali come la sua a gettare il seme per questi squilibri». Innaffiati da decenni di esclusione, formazione carente, «in particolare manca alle ragazze quella scientifica e tecnologica. Ma insisto: il nodo cruciale, quello che ha generato questa asimmetria, sta nella maternità e da come è stata finora affrontata da politiche per la famiglia che hanno scaricato tutto il peso sulle donne». Nell’immaginario di una classe dirigente poco illuminata le potenziali madri sognano solo di assentarsi dal posto di lavoro per gettarsi felici nel cambio dei pannolini. E quindi dirigenti e responsabili del personale preferiscono non investire nel percorso di crescita professionale delle loro dipendenti.

«Mi chiedo perché si parla di work-life balance solo al femminile. Anche gli uomini devono fare la loro parte, gestire squilibri domestici. Per fortuna in molti l’hanno capito». Uno è suo marito: «Be’, è lui che da sempre sta nelle “chat delle mamme”...». «Possiamo cambiare le leggi e la cultura. Approfittiamone, ora il Pnrr ce ne dà la possibilità». Come quella di creare il Fondo Impresa Donna. Bonetti ha un numero come obiettivo. «Voglio che i miei figli (Tommaso di 17 anni e Chiara di 13, ndr), una volta adulti, trovino un mondo del lavoro diverso, con un’Italia risalita di almeno 10 punti nella classifica del Global gender gap».